Un anno dopo l’ottimo exploit di Metti la Nonna In Freezer ritorna al cinema un nuovo film scritto da Fabio Bonifacci (in mezzo c’è stato il più dimenticabile Ricchi di Fantasia). Questa volta è un adattamento non facile dal francese Alibi.com, sceneggiato assieme a Volfango De Biasi che è anche regista. Non è facile perché il film originale aveva un ottimo spunto (che è ciò che fa vendere all’estero i diritti di remake) ma un tono impossibile da imitare.

La storia è quella di un uomo traumatizzato dalla relazione disastrosa e infedele dei suoi genitori che apre un’agenzia che aiuta i bugiardi, gli costruisce gli alibi, crea finti sfondi, ha i costumi per impersonare comparse che avvalorano tesi menzognere incredibili, e così mantenere unite le coppie o fare la felicità di chi non ha il coraggio di dire la verità. Di spunti comici ce ne sono a valanga, così come di romantici, perché a lui accade di innamorarsi della figlia di uno dei suoi clienti peggiori, alla quale dovrà quindi mentire di continuo per non svelare la tragica infedeltà paterna.

La parte inimitabile del film è il tono demenziale di Philippe Lacheau che preferisce di gran lunga le gag impossibili e senza senso a quelle più ordinarie, da sorriso più che da risata, proprie delle commedie sentimentali. Non solo insomma preferisce sacrificare un po’ di plausibilità per una risata grassa in più, raggiungendo vette di idiozia adolescenziale molto ben diretta che facevano del film una chicca, ma soprattutto ha un umorismo che non sta solo nella scrittura ma soprattutto nella messa in scena, frutto di montaggio interno, costumi, stacchi nei tempi giusti e recitazione diretta in modo particolare. L’Agenzia Dei Bugiardi ha altre intenzioni, è decisamente un film più scritto che diretto e vuole essere una commedia più ordinaria. In questo senso è evidente che, rispetto alla media, la sceneggiatura gli dia un passo non comune, una rapidità e una quantità di situazioni e corse a perdifiato che non lasciano tregua.

Nelle mani di Bonifacci e De Biasi il film diventa una versione molto ben eseguita della pochade che noi tendiamo ad identificare con i segmenti di Christian De Sica dei film di Natale classici: infedeltà multiple, porte di hotel che si aprono e si chiudono, gente nascosta negli armadi, scuse iperboliche e coincidenze mostruose. Senza l’irredimibile cinismo di De Sica ma con la piacioneria di Giampaolo Morelli e la sublime medietà che porta Massimo Ghini, quello che poteva essere un cinepanettone fuori tempo massimo diventa invece la sua versione migliore, la sua declinazione più nobile, la dimostrazione di cosa possa essere quel modello se ci si iniettano idee e dialoghi vivaci, in una parola se lo si scrive bene.

Del film di Natale nostrano ha anche le storie parallele, come quelle di Ruffini e Herbert Ballerina, aiutanti dell’agenzia che orbitano attorno ai protagonisti. Peccato che il film non parta benissimo impostando male proprio questi due personaggi. Tutti spiegano se stessi a parole, si illustrano i reciproci problemi perché il pubblico li conosca, fino che non li abbiamo capiti e (finalmente) possiamo concentrarci sull’azione.

A dimostrazione di quanto L’Agenzia dei Bugiardi sia centrato (e bene) sulla scrittura è il fatto che che gli attori non portano nel film i loro soliti personaggi ma ne ricevono di scritti apposta. Accade così che per la prima volta ad Herbert Ballerina sia data l’opportunità di liberarsi del personaggio cucitogli addosso da anni di collaborazione con Maccio Capatonda (quello dello scemo lento), ammorbidendolo fino a diventare uno sfigato più adatto alle commedie e meno al comico puro. E anche quello funziona.

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