È evidente fin dalle prime immagini di Likemeback, che il linguaggio visivo adottato è quello giusto e che chi sta dietro la macchina da presa (il direttore della fotografia è Gian Filippo Corticelli) è la persona giusta per l’idea di film che ha in testa (e che ha anche scritto) Leonardo Guerra Seràgnoli. Le tre ragazze poco più che ventenni in vacanza in barca (Blu Yoshimi, Angela Fontana, Denise Tantucci) sono guardate da vicinissimo e le loro interazioni sono immediatamente più che vere. Sono significative. Dialoghi, sovrapposizioni di battute, sguardi e quella moderata spontaneità temperata dall’esigenza di finzione di un film sono della miglior specie.

Fin da subito è chiaro anche che Likemeback è interessatissimo al rapporto stretto tra queste tre ragazze (per questo le ha messe in una barca, in un luogo in cui sono costrette ad un’interazione intima e forzatamente ravvicinata) e a come la rappresentazione che danno di sé tramite la combinazione smartphone + social media influisca in questa relazione. Infine un’ultima cosa, mai scontata, è anche chiara: il film conosce quello di cui parla, non dipinge interazioni implausibili, non mette in mostra dinamiche di rapporto con la tecnologia inesistenti.
Nelle primissime scene infatti una di loro fa cadere il proprio smartphone in mare e questo disequilibrio è l’inizio delle tensioni.

Purtroppo di Likemeback è molto più interessante l’idea che la sua attualizzazione. Mettere in relazione i corpi, spesso nudi, di tre giovani ragazze con la rappresentazione che ne danno tramite la tecnologia, il peso di questa rappresentazione e la sete di approvazione frustrata o soddisfatta dalla risposta di like e follower, con lo scenario vacanziero del mare e della costa croata, è uno spunto visivamente perfetto, però più il film avanza più perde il distacco iniziale diventando un osservatore morale. L’intento moralista sbuca ben presto e, come spesso avviene, i social media diventano corruttori e la tecnologia della “socialità” è portatrice di solitudine. E questo anche se gli eventi che coinvolgono le tre, tra momenti a terra e relazioni estemporanee, non sembrano molto diverse da quelle che (al cinema) hanno sempre coinvolto le protagoniste dei teen movie.

Likemeback mette la messa in scena migliore e una maestria indubbia al servizio di una parabola morale che tuttavia non riesce ad essere convincente. Se da un lato fa un normale racconto da teen drama vacanziero, piegato e reso più significativo da un mestiere e uno stile decisamente più sofisticato e profondo della media, dall’altra compie anche il minimo lavoro sulla comprensione del mondo, fissandosi sul giudizio invece che sull’osservazione.

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