A Julien e Marie hanno rapito il figlio, un bambino di circa 10 anni.

I due si sono separati tempo fa e lui è sempre in giro. Lo raggiunge la telefonata che annuncia la scomparsa e si precipita in loco per scoprire che nessuno sta facendo troppo per trovarlo e che il secondo marito di Marie non sembra molto interessato e addirittura ha da guadagnare da questa scomparsa. Bastano pochi giorni per far impazzire di rabbia Julien che inizia a fare da sé le proprie indagini artigianali.

È un classico del cinema americano, qui ripreso in un film francese, quello della persona che devastata da tragedie familiari inizia a sostituirsi alla polizia. Non c’è però la corsa al massacro di Taken o del Giustiziere della Notte ma un’indagine condotta da un comune cittadino, un po’ goffa e in certi punti anche troppo ardita per qualcuno che non ha confidenza con questo tipo di dinamiche. Carion insomma scrive e dirige una storia in cui dovremmo credere che la persona comune in circostanze straordinarie tira fuori non solo un coraggio inedito, ma anche uno spirito deduttivo non comune, e non ha la capacità di convincerci che possa essere possibile.

Se la prima parte del film ancora si tiene su un livello buono di credibilità, nella seconda, quando inizia la vera indagine e si comincia a scoprire qualcosa, la sequenza di momenti sconfortanti aumenta vertiginosamente. Non è difficile dire che Carion non abbia grande confidenza con il cinema d’azione o anche solo con il thriller, visto come gira le scene più di suspense e come manca di capacità di gestire la violenza e, soprattutto, la recitazione di Guillaume Canet: sopra le righe senza stile, urlata senza vera rabbia.

A metà strada tra il puro film di genere (quello a cui interessa più che altro l’azione, cosa farà il padre, come lo farà e il descriverla con la dovizia giusta) e quello d’autore (quello a cui interessano le motivazioni dell’azione o le sue conseguenze, tutto ciò che sta prima o dopo di essa), Mio Figlio non è capace di convincere in nessuno dei due abiti che indossa, ma anzi delude in entrambe le vesti.

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