Già dopo pochi minuti di film è chiaro: Ricchi di Fantasia è un altro Castellitto-show.

Il Tuttofare aveva messo in luce la voglia che adesso ha Sergio Castellitto di fare commedia, di lavorare border-line con il comico e di farlo a modo suo, non soltanto in un ruolo da protagonista (com’è normale per la sua carriera) ma proprio sfruttando certe caratteristiche della sua recitazione che, fino ad ora (anche nelle commedie cui aveva partecipato), non era emerso. Quello di un corpo elettrico, dinamico, violento nella sua capacità di riempire lo schermo di azione.
Se però nel film di Attanasio tutto ciò faceva coppia in maniera impeccabile con una sceneggiatura indemoniata, ritmatissima, in cui tutto avviene con un passo quasi allucinato in un mondo demenziale, qui la questione è ben diversa e Castellitto pare l’unico ad impegnarsi realmente.

Ricchi di Fantasia è una commedia italiana estremamente ordinaria, con il più classico degli spostamenti dall’alto verso il basso di una neo-famiglia frutto della rottura di due nuclei. Lui pensa di aver vinto la lotteria, si licenzia abbandona la moglie e sprona la sua amante a mollare il marito. Una volta scoperto che era solo uno scherzo si ritrova quindi senza soldi, lavoro e casa con a carico mamma, figli, amante e pure il di lei figlio. Si crea così una banda che scappa in Puglia muovendosi dall’alto dell’Italia centrale al basso di quella meridionale, dall’alto dell’avere almeno un tetto al basso del vivere di espedienti (perché i due non hanno il coraggio di dire alla nuova famiglia che non è vero che sono ricchi).

Si avverte pochissimo il tocco di Fabio Bonifacci (di nuovo in coppia con Miccichè) in questo film da lui sceneggiato, se non in una certa rapidità di passo e nell’assenza di quei grumi di storytelling in cui si arenano di continuo le commedie del livello di Ricchi di Fantasia. C’è invece moltissimo Castellitto che con questo personaggio di grande orchestratore di menzogne, disperato poveraccio alla ricerca di un equilibrio folle senza denaro (ma con molta fantasia) dà fondo ad un repertorio di comicità fisica incredibile. È uno spettacolo vederlo impegnarsi al massimo, creare momenti che hanno senso solo per il modo in cui li sta interpretando, e ribadire che lo humor al cinema non è questione di comici (che al massimo possono pronunciare con un buon tempo delle battute) ma di attori (che invece possono portare un’idea molto più ampia e vasta di comicità in un film).

E attorno alla forza cinetica di Castellitto che tutto travolge e tutto anima si muove un cast molto moscio, agitato da lui stesso, che sembra accendersi solo quando interagisce con lui, in cui spicca per assenza di competizione Sabrina Ferilli (almeno fino a che non arriva una spalla più valida per Castellitto, cioè Antonio Catania). Un ensemble di attori più centrato (o anche solo più validi) avrebbe decisamente potuto dare un senso maggiore ad un film pensato per essere una panacea da tempi di crisi per famiglie desiderose di svago consolatorio. Avrebbe se non altro creato l’impressione di assistere ad un buon canovaccio gonfiato a film dalla capacità di chi lo interpreta di dargli profondità. Ma non è così.

Arrivato in Puglia il neo-nucleo non troverà il solito paesino tipico (se non altro!!) ma una casa ricca in cui fingersi ricchi accanto ad altri ricchi, in un finale molto più moscio di quanto non avrebbe dovuto essere considerato l’attacco. L’impoverimento della popolazione e quello più clamoroso di chi già aveva poco, sembrava un argomento perfetto per una commedia, uno che dia modo di muoversi tra lo strano, il drammatico e il cialtronesco, che poi è l’incrocio base della commedia nostrana, ma a Ricchi di Fantasia manca troppo la capacità di dare alla sua storia un afflato che la renda godibile.