Già dal titolo impossibile da prendere sul serio oggi, Tafanos, il film per la tv prodotto da Minerva e trasmesso in esclusiva da Sky dal 4 Luglio, si presenta come un’horror comedy, un film così aderente a maschere, stereotipi e strutture straniere, così divertito nel fare qualcosa di lontano dal panorama italiano e così intenzionato a farlo con il tono e gli stilemi del cinema nostrano anni ‘70, da somigliare ad un film adolescenziale realizzato bene o ad una gita tra amici. Una scampagnata cinematografica tra stoner comedy, slasher e teen horror.

Tutto è ambientato in una villa liberty che nel nostro immaginario traduce la casetta nel bosco in cui tipicamente gli adolescenti vanno a passare i weekend di birra e sesso e dove vengono massacrati da qualcosa, qualcuno o da loro stessi. Lì 7 ragazzi rigidamente divisi nel secchione, la bella vogliosa con potenziale ragazzo, quella con occhiali e più inibizioni e lo scemo che vuole sempre scherzare più due gay (che solitamente sono tenuti fuori da queste gang che vanno a morire), finiranno preda di uno sciame di tafani mutati. Non mancano contadini fascisti, giardinieri fattoni, un serial killer appena evaso e i locali misteriosi e spaventosi che consentono al film di arrivare a 98 minuti senza ripetersi eccessivamente.

Tafanos è una carrellata tra vecchio e nuovo: ha musiche e doppiaggio enfatico da cinema anni ‘70 italiano, ha una trama che sembra uscita dagli anni ‘80, toni da stoner comedy che intervengono non appena quelli horror mostrano la corda che vengono dai film anni ‘90 e infine effetti speciali dozzinali come quelli che i film Asylum hanno imposto come uno standard estetico negli ultimi anni. Il resto è semplicemente in linea con le aspettative, Tafanos non fa bene qualcosa che solitamente veniva fatto male, ma lo fa adeguatamente male, non fa bella mostra di una recitazione decente e come si avventura in qualche soluzione tecnica (come i freeze frame) subito sa di sgangherato.

Eppure il merito di questo divertimento televisivo è di non citare niente, di non ammorbare, non pensare di avere chissà che eredità pesante da sostenere e invece fare semplicemente un film nuovo in un genere chiaro e molto codificato. Non è un film di Federico Sfascia (vero e autentico eroe artigiano totalmente indipendente e fuori da ogni schema del cinema horror italiano), ma qualcosa di più ripulito e adatto ad un pubblico intermedio. Non solo appassionati ma anche chi si vuole divertire pensando di esserlo.

Unico tratto personale che il film scritto da Andrea Garello e diretto da Riccardo Paoletti si concede è ribaltare la morale solita, cioè là dove i ragazzi muoiono quando si isolano per bere, drogarsi e fare sesso qui la droga sarà invece la salvezza dai mostri, più ci si droga più ci si può salvare. Con relativi esiti comici.

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