Delle sue due ore di durata The Old Guard ne passa una a tracciare la backstory dei personaggi principali. Vediamo i mercenari immortali in azione, scopriamo che una nuova immortale è comparsa nel mondo, la dovranno recuperare e istruire, e in tutto questo scopriamo chi sono, da dove vengono e quanto essi stessi sanno della propria natura. È proprio la bibbia del progetto, c’è tutto. Viene spiegato come possano morire (anche se sono immortali), quali difetti e quali pregi abbiano, come si siano conosciuti. Come in gran parte del cinema contemporaneo la creazione fantastica deve sempre essere mitologia, cioè deve essere costruita in ogni suo ambito e spiegata nel dettaglio.

Non si tratta di una mitologia originale, viene dal fumetto omonimo (ed è adattata dal suo autore), ma il film cerca di trarne qualcosa di cinematografico, associando quella storia ai diversi filoni del cinema d’azione contemporaneo, in primis quello delle grandi bande che sono come famiglie. Ci sono rapporti interni sul crinale del tradimento come Fast & Furious, c’è il bar in cui si incontrano come I Mercenari e il grande classico del nemico che alla fine entra a far parte della banda. Dunque non è certo in quello che The Old Guard vuole farsi notare, è semmai nella capacità di somigliare ad altro pur essendo originale che cerca il suo perché e il suo possibile franchise (il primo di questo tipo per Netflix).

Produttivamente ha molto senso; per lo spettatore invece, che si trova due ore di introduzione con uno scarso arco narrativo e personaggi che non hanno niente di originale e personale e tutto di derivato e rimediato, non è il massimo. Anche Charlize Theron, capo del gruppo, l’unica con un problema che la rende più vulnerabile (da metà del film in poi), rimane solo la locandina di un personaggio, il suo abbozzo.

A questo punto a cosa dovremmo appassionarci? Certo l’azione è molto ben realizzata, e Charlize Theron in particolare si è specializzata nell’essere una action heroine che fa gli stunt (quasi tutti) in prima persona, con una credibilità superiore ad ogni altra attrice che non sia un’artista marziale. Il film ne guadagna moltissimo. Ma non basta. The Old Guard non è sufficientemente sofisticato nella sua azione per vivere solo di quella, né è sufficientemente originale nei suoi presupposti per campare di spunto, né infine è sufficientemente coinvolgente nell’arco della sua trama per tenere avvinti con essa.

Con il senno di poi forse mettere al comando la regista di La vita segreta delle api e Trova la tua voce non è stata un’idea vincente. Vedendo il film è forte l’impressione che la regista fosse la prima a non avere un grande coinvolgimento nella storia e nel genere.

Infine, se non fosse un attore italiano al suo primo film d’azione americano, non ci sarebbe ragione alcuna di parlare di Luca Marinelli, membro della banda quasi sempre presente nel film ma con una 30ina di battute a disposizione (nessuna lunga) e un personaggio (il silenzioso) che è il meno esplorato del gruppo. La buona notizia tuttavia è che come già nella serie Trust, inserito in uno scenario internazionale il suo volto non stona, ha una qualità cinematografica potentissima. E anche la maniera in cui interpreta le parti d’azione (inesistenti in Italia, fondamentali in America) è di prim’ordine. Non gli tocca far molto ma il poco che fa spesso non è scontato ed è eseguito benissimo, soprattutto, è eseguito con credibilità e fluidità, non è un esercizio fisico è un movimento recitato.