10 giorni con Babbo Natale, la recensione
Rinunciando sempre di più alla comicità cattiva ma lavorando con la consueta dedizione alla scenografia, 10 giorni con Babbo Natale è un film-addobbo
Rispetto al precedente film natalizio (Il peggior Natale della mia vita) questo prende molto più di petto la mitologia di Babbo Natale, dà in questo senso più una spallata al cinema americano (ma un piccola spallata, in realtà è sempre radicato più che altro nella commedia italiana) applicando la medesima struttura della saga, cioè una serie di sfortune che capitano a Fabio De Luigi mentre le persone intorno a lui o lo vessano o se ne lamentano, al servizio di una storia scaldacuore mirata a salvare il Natale e Babbo Natale in persona.
Un film di Natale sembra apparentemente l’apoteosi del cinema che piace ad Alessandro Genovesi, fatto di un buona cura della patina, delle luci, dei colori e della densità delle inquadrature, con un lavoro sulla scenografia decisamente più preciso e metodico del cinema italiano. Non stupisce quindi la pregnanza con cui quando è il momento di dare soddisfazione natalizia allo spettatore 10 giorni con Babbo Natale riesca a mettere in piedi uno spettacolo visivo breve ma degno delle aspettative.
Se non altro c’è Diego Abatantuono che incarna benissimo un Babbo Natale originale e scritto molto bene, al tempo stesso provinciale e autentico, assurdamente comune e umano, pieno di demenziali contraddizioni e piccolezze che lui riesce a far convivere con i tratti più ecumenici del personaggio.
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