1994, la recensione dei primi due episodi
Partenza fortissima per 1994 con un episodio fuori formato e uno tutto dedicato a Veronica Castello
1994 - Episodio 1 ed Episodio 2, la recensione
1994 ha un altro passo rispetto alle due serie precedenti e lo annuncia un grande inizio.
È in breve il complesso lavoro che fa questa serie: fondare la mitologia di ciò che avvenne in quei 3 anni rivoluzionari, trasfigurando fatti veri e assegnando ad ognuno un ruolo e un posto nell’epica della seconda repubblica.
Leonardo Notte ha subito un attacco alla fine della terza stagione, gli hanno sparato. Ora invece lo vediamo qualche mese dopo sano come un pesce dietro le quinte del confronto Occhetto/Berlusconi condotto da Mentana. Un altro momento topico del 1994, durante il quale si svolgerà tutto questo episodio 1, fuori formato come fuori formato saranno anche i prossimi. Ognuno con un tema, ognuno con un focus specifico.
In questo braccio di ferro riusciamo a capire in ogni momento le forze in campo, chi sta perdendo e chi vince (ogni tanto ci viene proprio detto, ma spesso lo capiamo). L’idea è di lavorare sulla componente di thriller della diretta televisiva, due soggetti che si scontrano e vogliono emergere, umiliando l’altro, due soggetti ognuno con la sua strategia già decisa che come squadre di calcio devono anche aggiustarla in corsa. È davvero un’opera ben fatta questo primo episodio in cui tutta la narrazione (che ne era di quel proiettile? come sono i rapporti con Arianna? E D’Alema?) è svolta durante gli eventi, dentro l’azione e non nelle pause tra una e l’altra.
A fare davvero la differenza in questa puntata è finalmente un uso pieno, consapevole, spietato e audace dell’elemento su cui si fonda quasi tutta la serialità di nuova generazione: il mistero.
Per accompagnarlo Giuseppe Gagliardi in diversi punti sceglie un sottofondo di batteria che richiama lo score di Birdman mentre i personaggi, come in quel film, si muovono febbrilmente dietro le quinte per ingannare, barare, vincere. Intanto Accorsi mostra di essere a suo agio con il nuovo Notte, tornato dalla morte, scampato al carcere (forse) e ancora più vuoto e spietato. L’unico vero antieroe della tv italiana (è ormai ampiamente superato a destra Genny, retroceduto a mammoletta dopo la quarta stagione di Gomorra) che festeggerà questo straordinario ritrovato statuto andando con una minorenne nel finale, cosa che per la nostra televisione è molto ma molto ma molto peggio di qualsiasi omicidio intenzionale!

L’episodio 2 invece ritorna al classico, ma con una variazione. Non più un’unità di tempo e luogo ma una puntata più canonica che si svolge durante tutti i primi mesi di governo Berlusconi e che tuttavia ha un’unità di personaggio. È infatti tutta dedicata a Veronica Castello, eletta parlamentare con Forza Italia, pronta ad una nuova vita non più dipendente dal proprio corpo, anche se poi (in una bellissima scena) ha bisogno di vedere quello stesso corpo, il suo, allo specchio e in altri panni per crederci davvero. Purtroppo gli altri non la pensano alla stessa maniera.
Questo personaggio in eterna ricerca di redenzione da se stessa, che porta sempre su di sé il peso di qualcosa, fuori posto ovunque, a disagio in un corpo dentro il quale chiunque vorrebbe stare, ma contemporaneamente abilissima nell’usarlo, ha finalmente la sua passione e il suo apice. In una lunga puntata è affrontata da capo a piedi nei suoi nuovi panni. Dotata di un indefesso desiderio di cambiare, di non essere quello che gli altri hanno deciso che deve essere in base al suo aspetto e di poter decidere della propria vita, ora finalmente vede l’occasione per raggiungere l’obiettivo e la sfrutta.
Il vero cuore della puntata è un altro, è questa celebrazione di Veronica Castello, lei che assieme a Sole Pietromarchi (la moglie del primo ministro in Il miracolo) è uno dei migliori personaggi femminili concepiti dalla tv italiana negli ultimi anni. Non solo pieno e a tutto tondo ma maestoso nelle contraddizioni e nell’esemplarità come un cavallo in corsa.
Veronica Castello è il trionfo del corpo della donna guardato e bramato su cui si misurano tutte le contraddizioni dell’uso e abuso (anche quando è lei ad usarlo per i propri obiettivi l’impressione è sempre che la decisione non sia spontanea, che ci sia qualcosa di più grande che la spinga), ma anche finalmente un personaggio femminile che per parlare dell’essere donna non tace dell’elefante nella stanza, cioè l’incredibile e morbosa attrattiva che sviluppa il suo corpo sull’altro sesso.
Al contrario di quanto non abbia fatto in quasi tutte le altre produzioni cui ha preso parte, in questa serie Miriam Leone è andata all in, accettando di recitare qualsiasi gesto o espressione a partire dall’idea che quel personaggio non sa fare a meno di usare la propria attrattiva. Annullare tutto il resto per fare spazio al corpo e solo poi, scena per scena, costruire nello spettatore piano piano l’idea che dietro quell’apparenza così ingombrante ci sia qualcosa da guardare e che non è facile, non è facile davvero farlo.

È un lavoro duro ma va fatto.