6 Underground, la recensione
Un film d'azione che è pura sperimentazione avanguardistica, 6 Underground su una trama più che ridicola innesta 2 ore folli di azione ed eccitazione ad un livello mai visto prima
6 UNDERGROUND, DI MICHAEL BAY: LA RECENSIONE
Ad oggi tutto il cinema commerciale desidera fare azione, perché quasi tutti i film americani vogliono essere puro intrattenimento. 6 Underground fa quello che fanno tutti, come non lo sa fare nessuno e probabilmente nessuno lo saprà fare almeno per il prossimo decennio. Vederlo è dare un’occhiata nel futuro del cinema d’azione più spinto.
La storia di questo gruppo di sei specialisti radunati da un miliardario per arrivare là dove la giustizia ordinaria non può arrivare, inizia nel mezzo della missione 0, la prima che serve da test. Sono a Firenze e tutto è andato male, si sono messi contro la mafia (proprio lei, la temibile mafia fiorentina!) che ora li insegue in un delirio di violenza, distruzione e violazione del codice della strada nel centro storico. Una sequenza così complessa, densa e vorticosa della durata di 20 minuti Bay non l’aveva mai fatta nemmeno in America, è solo l’inizio e già è incredibile.
È un’introduzione adeguata ad un film che vive del piacere che provoca, dell’esaltazione per la velocità innestata su un dialogo vacuo e sbruffone, del contrasto tra alta e bassa definizione digitale, tra colori saturi, pallottole e battute fulminanti. Tutto è montato insieme come se Gaspar Noè sapesse dirigere l’azione. Tutto puntellato da una trama volutamente accennata, incomprensibile in tutti i suoi dettagli, che si può cogliere solo a linee generali.
6 Underground è il trionfo del cinema che si guarda e non c’è bisogno di capire. La trama e la premessa sono completamente risibili, e i momenti peggiori del film arrivano quando sembra credere davvero che possa avere un senso. Per fortuna però sono solo brevi intermezzi tra momenti d’azione. C’è un dittatore da deporre, è la prima delle 9 missioni del gruppo (che arriveranno negli ipotetici 8 sequel?), a farlo è una classica “familia” in stile Fast & Furious che si sposta in tutto il mondo. Inoltre le rare volte che i personaggi si parlano senza lanciarsi sbruffonerie addosso non fanno che ripetersi a vicenda sempre le stesse cose, in una specie di cattiva imitazione dell’introspezione dei personaggi.
Non è per capire le loro origini (raccontate in flashback confusissimi), le loro motivazioni o le loro parabole che si guarda 6 Underground, sarebbe come andare al circo per sentire della bella musica. Questo film dotato della complessità narrativa di uno spot di una compagnia di viaggi è un bomba endovena che setta un nuovo standard mondiale per il cinema d’azione, il sogno bagnato dei registi del cinema di Hong Kong degli anni ‘80 e aggiunge un livello di complessità a quello che dovrebbe essere in grado di fare un regista. Perché ad oggi un film così è fuori dalla portata di chiunque non sia Michael Bay, non solo a livello pratico ma anche solo a livello di ideazione.