Arcane: la recensione della parte finale della prima stagione
Conclusa la prima stagione del fenomeno Netflix, non ci tiriamo indietro nel definire Arcane una delle migliori serie dell'anno
No, tutto questo l'abbiamo già fatto raccontandovi il primo e il secondo arco narrativo. E no, nessuna di queste parti, presa singolarmente, riuscirebbe a definire Arcane, la serie Netflix tratta da League of Legends, rinnovata ieri per una seconda stagione. Abbiamo deciso, quindi, di seguire il cuore, il fomento, la qualità, tutto insieme: perché, senza dubbio, Arcane è la miglior serie dell'anno. Attenzione: non la miglior serie animata dell'anno, ma proprio la miglior serie, capace di raccontare famiglia e politica, ricchezza e povertà, strisciando tra le zone di grigio, non suggerendo mai un approccio giusto o sbagliato nell'infinito dualismo che caratterizza tutti e nove gli episodi.
Se vogliamo, però, il desiderio contorto e morboso di Silco e di tutti i Baroni Chimici, quello di risplendere in superficie, di ritagliarsi un posticino in un lembo di terra che spetterebbe anche a loro, una dignità, una fuga dalle strade e un tetto sotto il quale rifugiarsi ogni notte, è stato portato a compimento sotto la palette incredibilmente drammatica di una luna rossa spaccata da un lampo di luce. E tutto ciò è la risposta a quello di cui vi abbiamo accennato la scorsa settimana, un Consiglio che inizialmente non vuole concedere l'indipendenza agli zauniti, salvo cambiare idea per togliersi delle zavorre dai piedi, per progredire ancor di più lasciando a marcire gli indegni, coloro che non possono permettersi una vita agiata, uno scenario dove gli autori calcano ancora di più la mano, dipingendo nei membri del Consiglio, anche in quelli più dubbiosi come Jayce, tutto il marcio degli Stati Uniti, gli stessi Stati Uniti che - come già detto - combattono battaglie di comodo contro mostri creati da loro stessi, non utilizzando quelle risorse a beneficio di chi vive dietro l'angolo e che si accontenta di un tozzo di pane. D'impatto e dolorosa, in questo senso, per quanto tristemente realistica, la morte del ragazzino colpito dal martello di Jayce, un'anima innocente senza possibilità di fuga dal proprio destino, intrappolata in un giro di droghe tossiche dal quale, in ogni caso, non sarebbe mai riuscito a scappare.
Detto questo, il finale di Arcane sa essere spietato, sì, ma anche commovente, liberatorio (appunto), pesante come una fitta allo stomaco e rinfrescante come il primo fresco d'autunno. Merito, come già sottolineato, delle enormi qualità produttive dello show, che con l'introduzione della sottotrama legata a Mel e a Noxus sembra pronto ad espandersi oltre ai confini di Piltover e Zaun. E, con tutta franchezza, non vediamo l'ora di immergerci nuovamente nelle atmosfere dipinte da Fortiche Studios e Riot Games. Bravi tutti. Bis. E grazie.
