As Bestas, la recensione
Contadini da una vita e contadini per idealismo si scontrano nella più naturale delle battaglie che rivela la natura animalesca dell'uomo
La recensione di As Bestas, il film di Rodrigo Sorogoyen presentato alla Festa del cinema di Roma
Quella suggestione visiva incredibile con cui il film è iniziato torna in mente quando ai locali viene proposta l’installazione di pale eoliche da un’azienda norvegese in cambio di soldi. Quasi tutti dicono di sì, vogliono i soldi e li vogliono subito. I francesi invece si oppongono. I rapporti già precari con queste persone che hanno la faida nel cuore proprio si rompono in un attimo e iniziano tensioni insostenibili, screzi, cattiverie, minacce, violenze. Come bestie. Non è la prima volta che vediamo questo tipo di contrasti ma già i corpi scelti sono tutto. C’è da una parte la montagna, cioè Denis Menochet, francesino solo di nomignolo, in realtà un gigante dal minaccioso occhio a mezz’asta; dall’altra il temibile fisico scavato come roccia di montagna di Luis Zahera. Entrambi sono scelti e diretti da Sorogoyen per spaventare.
Tutta questa tensione latente così forte, tutte le vite vissute che non ci sono state raccontate, il futuro che ognuno immagina oltre agli eventi che abbiamo visto nel film, tutti insieme verranno al pettine verso metà in un dialogo ripreso in un’unica inquadratura eccezionale, uno nel quale sì respira il fiato e il ringhiare sommesso, in cui ci si da fermi, a le parole. È uno degli apici di un film di scontri tra esseri umani (un altro sarà quello madre/figlia), in cui la violenza è ovunque e passa da un uso calibratissimo delle immagini. Non solo i corpi contrapposti che sono pure incarnazioni di livore, ma anche una passione liberatrice per le iniezioni di genere in questa storia drammatica. Nell’apice di violenza un movimento di camera a stringere sempre più vicino al protagonista sarà usato per sottolineare cosa stia accadendo, i fuori campo saranno per tutto il film l’arma della tensione e la composizione delle inquadrature è sempre maniacale.