Ash vs. Evil Dead 1x01 "El Jefe": la recensione
Ritorno alla grande per la saga di Sam Raimi e Bruce Campbell: il pilot di Ash vs. Evil Dead è una scommessa vinta
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In principio erano un libro e una casa nel bosco. Quel libro, rilegato in pelle umana, era il Necronomicon, che Ash e i suoi amici risvegliavano dal suo letargo riportando tra di loro il Male assoluto. Il resto erano persone possedute, rami che stritolavano, teste di cervo appese alle pareti che se la ridevano di gusto e naturalmente vagonate di sangue. Molti anni dopo quel "dammi un po' di zucchero, baby" che chiudeva una trilogia che nel frattempo aveva esplorato anche i territori del fantasy, ritroviamo Ash esattamente nello stesso punto in cui l'avevamo lasciato. Con qualche chilo e quale capello bianco in più, ma con la stessa faccia da schiaffi, il carisma e la battuta pronta di un tempo.
Più che un sequel, un omaggio. Più che un "come siamo oggi", un "ricordiamoci come eravamo un tempo". C'è nostalgia naturalmente, e non avrebbe potuto essere altrimenti. Poi la stagione dovrà impegnarsi per costruire qualcosa di nuovo, ma come première un tuffo nei ricordi e nelle citazioni al passato era tutto ciò che ci voleva. E le citazioni abbondano, così come l'enfasi sui momenti più attesi, come il braccio di Ash che reincontra la motosega, o la lettura nel Necronomicon, corna di cervo alle pareti o un "Groovy" a lungo atteso. Piccolo appunto: si glissa completamente sull'Armata delle Tenebre, sulla quale la produzione non ha i diritti di sfruttamento.
La mano di Raimi e l'impostazione classica della saga sono ben riconoscibiliLa mano di Raimi e l'impostazione classica della saga sono ben riconoscibili. La shaky cam, il jumpscare manovrato ad hoc, atteso, ma in grado di essere sfruttato oltre gli stereotipi del genere, addirittura nella stessa scena della motosega. La visione creativa, praticamente mai ancorata a pretese di realismo o verosimiglianza, che repelle da un lato, ma attira dall'altro, divertendo in più momenti. Fantastica ad esempio una torcia che cade nel buio e inizia a ruotare creando giochi di luce che non accennano a fermarsi, anche senza un senso, perché in quel momento servono la scena. Per i più maliziosi c'è anche un momento in cui una innocua bambolina si trasforma in una macchina da omicidio, quasi che Raimi stia tornando sul personaggio adorabile di Il grande e potente Oz. E poi, nel clima di serietà – anche dovuta, ci mancherebbe – di altri horror televisivi, è uno spasso assistere all'indifferenza con cui vengono massacrati i corpi dei posseduti.