Berlinale 2019 - L'Adieu a la Nuit, la recensione
Sul tema più interessante la riflessione meno coinvolgente. L'Adieu a la Nuit guarda una vicenda sulla quale è possibile porsi mille domande e si fa regolarmente le più ingenue
Questa dinamica da La signora in giallo, per quale la storia parteggia più con il personaggio vicino al pubblico di riferimento che con quello più interessante, scava più nel personaggio che sente prossimo che con quello che lo merita, massacra tanto il contenuto quanto la forma.
E per quanto esista una certa onesta sovrapposizione tra un film su una persona che non capisce il nipote e cerca di fermarlo e un cineasta che fa un film su qualcosa che non capisce ma che vorrebbe fermare (iniziando una riflessione in merito), L’Adieu a la Nuit è un film imperdonabile ad un esordiente figuriamoci ad un veterano che ha a disposizione il simbolo di Francia Catherine Deneuve. La proporzione di simbolismi e l’aria della piccola grande parabola, solo qualche anno dopo Bataclan e Charlie Hebdo (ma ambientata tra le due), rendono questo film così gelido e distante, così spaventato di prendere posizioni che non siano universalmente accettate, il più noioso dei polpettoni pavidi e pusillanimi.
C’è qualcosa infatti che, si capisce, L’Adieu a la Nuit vorrebbe dire, qualcosa di un po’ reazionario e molto vecchio stampo che tuttavia è terribilmente tenuto a bada, qualcosa di cui Techiné stesso sembra avere pudore ma che scappa via nelle caratterizzazioni della comunità musulmana, nel candore francese della protagonista e in un terribile finale in ospizio.