Causeway, la recensione
Causeway di Lily Neugebauer riesce a toccare corde molto profonde parlando di traumi e dell’idea di cura come qualcosa di reciproco (ci si cura solo stando insieme), ma lo fa solo per certi attimi.
La recensione di Causeway, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in arrivo su Apple TV+
Neugebauer è ovviamente un’autrice diversa da Schrader, né ne conserva l’ispirazione calvinista e trascendentale: tuttavia, pur essendo la storia mossa molto dall’inerzia (un po’ ripetitiva, un po’ prevedibile), al suo interno dimostra chiaramente di essere guidata da uno sguardo autoriale definito e molto interessante.
Lynsey è un ingegnere dell’esercito americano che dopo un evento traumatico in Afghanistan torna a New Orleans. Di questo evento non sappiamo però nulla, né vediamo nulla: il trauma è tutto interno al personaggio. Quello che invece Neugebauer ci mostra è che Lynsey torna malvolentieri nella casa dove è cresciuta, da una madre assente e in un posto da cui continua a dire di voler scappare. Pezzo per pezzo ne ricostruiamo la storia attraverso dei dettagli e delle informazioni che ci arrivano qua e là dai dialoghi. Lynsey vuole tornare al lavoro per evitare di ricordare un dolore ancora più profondo, e mentre passa l’estate pulendo piscine in attesa di essere riabilitata, stringe un’amicizia dolce e affettuosa con il meccanico James (Brian Tyree Henry), nel cui rispettivo trauma troverà un legame inaspettato.
Questa idea di messa in scena lasciata agli interpreti, insieme a una fotografia votata alla semplicità - non ci sono mai inquadrature puramente estetizzanti - crea un’atmosfera nel film comunque molto definita e forte (ed ecco lo sguardo autoriale…), che purtroppo va tuttavia a smorzarsi nel momento in cui la storia procede con un’inerzia fin troppo accomodante.
Causeway riesce quindi a toccare corde molto profonde parlando di traumi e dell’idea di cura come qualcosa di reciproco (ci si cura solo stando insieme), ma lo fa solo per certi attimi. Ci si aspetta sempre qualcosa di più, si vuole andare ancora più a fondo negli animi di questi personaggi, eppure sembra che per la regista stessa questi siano un mistero non ancora ben decifrato.
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