Comandante, la recensione | Festival di Venezia
La storia del Comandante Todaro cerca di fare quello che il cinema italiano non fa mai: unire eroismo canonico e spirito nazionale
La recensione di Comandante, il film di apertura della mostra del cinema di Venezia
Questo film di sottomarini che vuole effettivamente fare cinema di sottomarini (una scena con le mine subacquee ad esempio è un classico del genere: la minaccia per l’imbarcazione e il singolo che va a rischiare senza esitazione la propria vita per la salvezza di tutti) racconta la vera storia di cosa accadde al comandante Todaro quando affondò una nave belga e invece di abbandonare in mare i sopravvissuti li trascinò per due giorni fino alla terraferma, navigando in superficie con tutti i rischi del caso e in aperta disobbedienza alle regole d’ingaggio fasciste. È un film di guerra, sa di esserlo e quel genere lo rispetta davvero. Sa anche bene che i suoi personaggi sono dei militari fascisti, che hanno quell’etica in testa e che sono imbevuti di quei valori. Non mente, non edulcora quella parte e non ci prende in giro. Non finge siano tutti progressisti e amorevoli, ma fa la cosa più difficile: trova in quella mentalità di guerra, di affondamento, di sparare per uccidere e sentirsi migliori degli altri proprio per il coraggio di fronte alla morte (come capiamo da un discorso iniziale), l'esatto opposto del fascismo: un fondo di umanità molle, tollerante, rispettosa della dignità delle persone, compagnona e divertita. Tutte le caratteristiche che attribuiamo allo spirito nazionale.
E del resto il punto del film è umano: affermare che le persone si salvano e non si abbandonano alla morte, che “abbattiamo il ferro ma salviamo gli uomini”, solo che invece di gettarsi su questo assunto dandolo per scontato, parte dall'opposto, dal militarismo e lo costruisce con una serie di passaggi ben distesi così che ogni singolo spettatore, e non soltanto i già convertiti, ci arrivi per gradi. Tutta la primissima parte del film mostra l’ossessione e il terrore per la morte che esiste in queste vite, come sia l’opposto dell’eros e uno spreco della vita, poi vediamo la tragedia della morte di personaggi a cui ci ha affezionato e così quando siamo davanti alla possibile morte degli “altri”, il gesto di umanità di Todaro è carico di senso, è auspicato, è necessario. In parole povere Comandante usa tutta la sua prima parte, quella con più azione, tensione e sentimenti forti, non solo per intrattenere (e viva la faccia!) ma anche per essere sicuro che tutto il pubblico arrivi alla seconda parte con le stesse sensazioni.
Se ci può essere una strada per fare film di guerra italiani non sarebbe per nulla sbagliato percorrere questa.