Da 5 Bloods - Come fratelli, la recensione
Tra Vietnam passato e moderno, oro e rivendicazioni afroamericane Da 5 Bloods è uno dei film indie più concreti di Spike Lee
DA 5 BLOODS, DI SPIKE LEE, DAL 12 GIUGNO SU NETFLIX: LA RECENSIONE
Molti registi americani che desiderano essere autori, che magari hanno iniziato come indipendenti e continuano a credere che quello sia il cinema che vogliono fare, per sopravvivere ad Hollywood e assicurarsi i fondi per fare i film che vogliono, scelgono di realizzare un film per il sistema e uno per sé, finanziando i piccoli con la credibilità ottenuta con i grossi. Pochi però come Spike Lee hanno un approccio così diverso negli uni e negli altri, una tale diversità formale. Di fatto sembrano due persone diverse chi realizza Inside Man, BlacKKKlansman e Old Boy, e chi crea Da Sweet Blood of Jesus, Bamboozled, Chi-raq e questo Da 5 Bloods - Come fratelli.
4 ex soldati che hanno combattuto in Vietnam tornano lì, oggi. Motivazione ufficiale: riportare in patria il cadavere del loro quinto commilitone, morto in guerra. Motivazione reale: recuperare una cassa di lingotti d’oro che scoprirono all’epoca e rimasta nascosta finora.
C’è quindi il mix perfetto per Spike Lee: la rivendicazione dura per un passato di sangue (“Abbiamo combattuto per voi e non ci avete ricompensato”), lo scontro di culture, i richiami al razzismo e alle guerre intestine, la lotta al governo (il villain è un Jean Reno che con l’avanzare del film assume fattezze da Trump) e infine quel senso molto forte di fratellanza afroamericana per opposizione e non per comunanza.
Nei suoi film basta poco per innescare la miccia perché il protagonista è il conflitto in sé e quello che ci dice sul mondo, sul passato e come la politica influisca sulle vite dei singoli.
Oltre a questo però qui c’è un’altra dimensione strana e non infrequente nel cinema che si aggiunge a quelle del film, il presente. Da 5 Bloods è stato concepito e girato almeno più di un anno fa ma arriva ora in un momento cruciale per le rivendicazioni afroamericane e il movimento Black Lives Matter (citato alla fine), diventando parte delle rivolte. Come sempre (negli ultimi anni) Spike Lee fa un cinema apertamente didascalico, inserisce le foto dei nomi citati o degli eventi citati, mostra riferimenti, chiarisce di cosa si parli con stacchi rapidi.