Detective Marlowe, la recensione
Nonostante nessuno dei coinvolti venga dagli anni giusti o anche dal paese giusto, Detective Marlowe è tutto giusto
La recensione del film di Sky, Detective Marlowe, disponibile dal 28 agosto
Nonostante non appartenga in senso stretto al canone di Chandler, o forse proprio perché è un’imitazione, questa storia è estremamente aderente al tipo di trame che vive il personaggio: un caso stimolato da una femme fatale, un intrigo, doppi giochi, storiacce con i parenti della committente, l’industria del cinema come luogo di perdizione e un mondo intero di sesso a disposizione che aspetta di essere consumato, sesso promesso e ammiccato continuamente e ovunque, nelle ville, nei vicoli, nelle feste e nei locali. Misteri dentro misteri, che portano a nuovi misteri e segreti. Ognuno trama qualcosa e non basterebbe una vita per scoprire tutto.
Blandissimo nell’intreccio, ordinario, convenzionale e prevedibile nella caratterizzazione, il Marlowe di Liam Neeson (che l’ha faccia giusta ce l’ha) può vantare il primato del più violento tra quelli visti al cinema, il più manesco e grosso. Un gorilla all’occasione, anche se le scene di colluttazione non sono granchè. Detective Marlowe però ha anche il pregio di alcuni dei migliori scenari del genere. L’inconsistenza ripetitiva dell’intreccio è annullata dal fatto che questo è un film tutto carrelli e panoramiche, ambientato in alcune delle ville della Los Angeles anni ‘30 (o che almeno sembrano quelle) più grandi e meglio ricostruite che si siano viste in un film di Marlowe. Ambienti perfetti nei quali i personaggi si tagliano, si integrano e sembrano mobilio in tono.