Fargo 2x08, "Loplop": la recensione
Fargo raggiunge l'apice poetico al termine di un episodio costruito sull'ironia e la malinconia piuttosto che sulla tensione drammatica
Dodd non è uomo privo di capacità, anzi: riesce a liberarsi dai nodi che lo serrano nel capanno di caccia e mettere più o meno fuori gioco entrambi i coniugi Blomquist (Jesse Plemons e Kirsten Dunst). Ma la forza bruta vale fino a un certo punto, e questo Dodd non sembra averlo mai imparato. Il suo errore fatale è, infatti, figlio di un ottuso machismo già emerso fin troppo bene negli episodi precedenti di Fargo. Per lui, Peggy non è di certo una minaccia da tenere in considerazione, ma solo un ostacolo da dileggiare. A proprio rischio e pericolo, perché la donna è appena giunga oltre il punto di non ritorno per quanto riguarda la propria autoconsapevolezza, grazie a un'improvvisa illuminazione che passa attraverso una fulminea seduta immaginaria dallo psicanalista.
È vero, Peggy non ha di fatto ucciso nessuno di propria spontanea volontà, ma i cadaveri continuano a costellare il suo accidentato percorso evolutivo. Loplop non fa eccezione, in una climax che rinuncia alla tensione drammatica per concentrarsi su un'irresistibile vena ironica che fa da traino verso la gustosa scena finale, che vede Dodd ucciso inaspettatamente - ma non troppo - da Hanzee (Zahn McClarnon), reduce da un brutto quarto d'ora in quel di Sioux Falls, e la coppia Lou-Hank finalmente arrivata a soccorrere/arrestare i Blomquist.
Se, come detto, la costruzione del pathos è stata interrotta da un episodio come Loplop, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda la mirata imprevedibilità della trama, legata in questo momento alle azioni di personaggi ormai evidentemente estranei alle leggi della logica comune; ciò non fa dei Blomquist dei pazzi sadici o, tantomeno, degli stupidi come il defunto Dodd, ma garantisce a Fargo un elemento di imperscrutabilità che fornisce continuo ossigeno alla macchina narrativa. È chiaro che gli autori, a due episodi dalla conclusione, sappiano bene dove andare a parare; è altrettanto chiaro - oltre che profondamente eccitante - che il pubblico non abbia la benché minima idea di come questa intricata, caleidoscopica vicenda possa trovare la propria risoluzione.
Ma, come detto, è nel momento precedente all'arrivo dei due poliziotti che Fargo tocca uno dei propri vertici sublimi, in un sospeso istante che racchiude in sé tutta l'ironia, la malinconia e la grazia che solo le migliori storie sanno regalare al proprio pubblico. È in sequenze come questa che la serie spicca il volo, al di là della costante ricercatezza visiva, verso un senso più profondo e non del tutto esplicabile a parole: quel senso inesprimibile e arcano, basato sull'accostamento di elementi apparentemente inconciliabili, che dà origine alla poesia.