The Feeling That the Time for Doing Something Has Passed, la recensione
Il primo lungometraggio di Joanna Arnow è un ritratto lucido e senza sconti di una giovane donna dedita a pratiche BDSM
La nostra recensione di The Feeling That the Time for Doing Something Has Passed, presentato nella sezione Quinzaine des cinéastes del Festival di Cannes 2023
Arnow aveva già abituato a mettere al centro se stessa e la propria sessualità nei precedenti lavori, come il corto Bad At Dancing, di cui questo film ne rappresenta l'espansione in un progetto a più ampio respiro. La rappresentazione di pratiche sessuali esplicite è la cifra che caratterizza l'opera fin dalle prime battute, ma a emergere è come queste non appaiano come fonte di piacere per la protagonista, ma come un meccanismo freddo e ripetitivo tanto quanto lo è il suo lavoro come impiegata di un grande azienda, dove occupa senza entusiasmo una posizione di basso profilo. Così come lo sono gli altri aspetti della sua vita: la sua quotidianità solitaria, gli incontri con genitori e pochi amici all'insegna dell'indifferenza. Si ride sovente per l'imbarazzo che creano certe dinamiche, ma sempre a denti stretti e con l'amaro in bocca.
La peculiarità di The Feeling... sta infatti in come, se è evidente l'intenzione di dare voce ad una femminilità particolare, non ci sia spazio per alcuna concessione al sentimentalismo o alla felicità, alcuna rivendicazione femminista, alcuna parabola per la protagonista. Ad Ann piace sottomettersi ad un "padrone" e sempre di questo va in cerca, anche se si rende conto che rimarrà perennemente insoddisfatta. "Chissà cosa penserebbero di te quelle della Women's March?", dice ad un certo punto uno dei suoi "padroni" mentre lei è travestita da "fuckpig". Arnow mette dunque al centro un personaggio complesso e difficile da accettare, senza via d'uscita e redenzione, e non viene mai meno ai suoi intenti.