First Love, la recensione
Un film dalla trama semplicissima che tramite il montaggio e la recitazione diventa uno studio nei sentimenti e nelle piccole decisioni
La recensione di First Love, il film disponibile dal 19 agosto su Prime Video
È una storia di boy meets girl: lui e lei si incontrano al liceo, si innamorano, stanno insieme, si lasciano per andare a frequentare l’università in città diverse e si reicontrano due anni dopo. Intanto, in una trama parallela, i genitori di lui subiscono l’impatto della crisi economica (siamo nel 2008) e della perdita di lavoro sulla pelle del loro amore. Questa seconda è decisamente la parte più fiacca del film, l’idea sarebbe di mettere a confronto un amore maturo messo alla prova con uno appena nato e giovanissimo messo alla prova, ma è evidente che non ci sia la medesima partecipazione, la medesima convinzione o il medesimo fuoco emotivo. E del resto come potrebbe? Così dal confronto uno ne esce ben più sminuito dell’altro.
Quando però First Love si occupa dei suoi giovani amanti al primo amore le atmosfere sembrano avere la medesima qualità rarefatta e densa di tensione sentimentale della serie Normal People. In questa storia come tante altre che A. J. Edwards sembra aver rallentato esattamente come Nicolas Winding Refn ha fatto con il cinema d’azione con Drive (non intaccando il ritmo ma anzi aumentandolo proprio attraverso la lentezza) non corre sopra i consueti luoghi comuni, non li tratta come punti di una lista che vanno toccati, ma si sofferma su ognuno, se li gusta e in ogni momento tramite una recitazione curatissima esplora i personaggi e si chiede: "Quale minuscola variazione emotiva sta avvenendo dentro di loro adesso?".