Gangs Of London (prima stagione): la recensione
A partire dalla maniera in cui Gomorra ha cambiato le serie Gangs Of London costruisce una racconto calvinista, multirazziale e violentissimo
Gomorra - La serie non è passata invano nel Regno Unito.
Gangs of London riprende senza dubbi o esitazioni il mood, il modo di trattare i criminali come una famiglia reale, la serietà del contesto e la maniera di far interagire i personaggi, senza contare proprio le scelte di fotografia di Gomorra. È la loro versione, identificata dal fatto di essere una storia di mafia multirazziale, in cui le fazioni che si scontrano si differenziano innanzitutto culturalmente ma devono in qualche modo convivere (fino a che non si fanno la guerra).
Ciò che Gomorra ha mostrato infatti è che esiste una frontiera della fantasia che è il realismo estremo. Prendere dalla realtà, dalle vere abitudini criminali, dai veri resoconti e dalle vere conoscenze che abbiamo maturato sulla malavita, usi e costumi, procedure ed eventi, si traduce non in qualcosa di noioso e già sentito ma nel suo opposto. Il segreto della continua sorpresa di quella serie sta proprio nella capacità di far accadere cose così assurde e sorprendenti, così fuori dal cinema, che non possono che essere vere. Lo stesso fa Gangs Of London. Non sappiamo se la sceneggiatura anche qui abbia basi reali, ma il sapore è proprio quello, quel momento in cui la stranezza ha tutta una sua coerenza.

Per fortuna c’è Gareth Evans, ovvero il più grande rivoluzionario del cinema d’azione degli ultimi 10 anni, la cui sola presenza trasforma la serie da criminale in azione. Quasi ogni puntata ha scontri, sparatorie o momenti di vera azione gonfiati a dismisura, anabolizzati artificialmente per diventare un trionfo del mestiere e della tecnica. Non vuole essere certo una serie di supereroi questa, e il modo in cui fonde il suo realismo con le esagerazioni dell’azione è (quello sì) originale e impeccabile.

Nella società più multiculturale d’Europa, che attrae persone diverse da provenienze diverse per fare affari, anche la malavita sembra seguire le stesse regole. Allora una famiglia tradizionale si contamina con nuovi ingressi, un possibile sindaco indiano ha dietro di sé una gang mafiosa, degli arabi con interessi in Medio Oriente sono presenti per raccogliere denaro e anche gli africani sembrano trovarsi a casa loro con i loro metodi. Intorno al cantiere di un grattacielo (che è il simbolo della serie) Londra sembra aperta per fare affari con tutti ma non tutti alla stessa maniera. In cima sempre la tradizione, chi è lì da tanto, in fondo chi è percepito come una novità, un elemento alieno. Intorno il mondo.