Generation X #1, la recensione
Abbiamo recensito per voi il numero #1 del rilancio ResurrXion di Generation X, di Christina Strain e Amilcar Pinna.
“Microcosmo” è la parola che per prima salta alla mente sfogliando le pagine di Generation X, la più “giovane” delle serie mutanti rilanciate sotto le insegne di ResurrXion, realizzata dal team creativo composto da Christina Strain e Amilcar Pinna. Evocando atmosfere quasi più vicine a Harry Potter che non alle saghe più tradizionali degli X-Men, l'albo ci narra l’arrivo e il primo giorno di scuola di alcune nuove giovani reclute presso la “scuola molto speciale”, scoprendo - o meglio, riscoprendo - le caratteristiche di questo istituto sui generis, degli studenti e degli insegnanti che la popolano attraverso gli occhi dei nuovi arrivati, con reazioni che variano dall’entusiasmo alla confusione alla repulsione.Parallelamente alla “prima volta” dei nuovi arrivati reincontriamo alcune vecchie conoscenze destinate ad accompagnarci nel corso della serie, come Jubilee, Chamber e Quentin Quire, in varie gradazioni a metà strada tra il ruolo di studenti alle prime armi e X-Men - o aspiranti tali - veterani.
Se Kitty sembra cavarsela - almeno per ora - piuttosto bene sulle pagine di X-Men: Gold, rimediando con grinta e determinazione a ciò che ancora le manca in esperienza, per Jubilee il verdetto è ancora in forse, ed è probabile che la Strain abbia in mente per lei più un ruolo di anello di congiunzione e di raccordo tra i giovani studenti e il corpo insegnante che non un ruolo di mentore vero e proprio, a cui la stessa neo-mamma vampira non si sente ancora preparata.
Buona la prestazione di Amilcar Pinna alle tavole, che si diverte sia a inserire una buona dose di sense of wonder nell’ambientazione dell’Istituto Xavier, scenario che alla buona parte dei lettori rischierebbe di apparire ormai scontato, sia nel tratteggiare espressioni ed elementi distintivi dei protagonisti. Forse a volte la resa di alcuni personaggi scivola un po’ troppo nel bambinesco, ma considerato che la giovane età del team è uno dei punti su cui la serie intende far leva, questa può anche essere una scelta funzionale alla narrazione.
Resta da segnalare un piccolo “equivoco”: quanto c’è della Generation X originale in questa serie? In realtà, meno di quanto si penserebbe: il cast è cambiato drasticamente, e uno degli elementi classici della serie originale, la presenza di Emma Frost come insegnante, è vistosamente assente. Ma paradossalmente, in mezzo a liti tra studenti, crisi di appartenenza al gruppo, incertezza sull’uso e sull’utilità dei propri poteri, qua e là si colgono graditi e affezionati echi di un altro grande classico delle saghe mutanti Marvel: Nuovi Mutanti. E, nonostante il titolo sembri rimandare a un altro pedigree, questo non sarebbe affatto un cattivo retaggio da recuperare in quella che si propone come la serie “teen” mutante per eccellenza.
