Governance, la recensione
Governance cerca il respiro di un thriller finanziario e politico non riuscendo però a trovare il giusto equilibrio
Diretto da Michael Zampino e scritto da Michael Zampino, Heidrun Schleef e Giampaolo Rugo, Governance cerca il respiro di un thriller finanziario e politico, tra corruzione e smanie di potere, non riuscendo però a trovare il giusto equilibrio tra l’implicazione pratica del coinvolgimento nel crimine e la variabile umana, l’aspetto più puramente emotivo che giustifichi le scelte dei personaggi, il loro comportamento, la loro visione del mondo. Governance usa infatti tutte le sue energie per raccontare gli accordi, le contrattazioni e gli sgambetti che accadono tra le pareti degli uffici, ma in questo modo perde lungo la strada l’attenzione e l’approfondimento necessari per riuscire a comunicare qualcosa che vada oltre il fatto stesso: qualcosa che, semplicemente, ci riveli un punto di vista.
La cosa frustrante è che Governance riesce anche piuttosto bene a raccontare il lato burocratico. Più spesso infatti, quando si tratta di raccontare intrighi di potere, si assiste o a una complicata esagerazione o ad un’eccessiva semplificazione. Qui invece si evita la macchietta e ci si focalizza sul realismo, con l’impressione che tutto ciò che accade sia piuttosto fedele a come vanno le cose quotidianamente, tra dialoghi credibili e un’attenzione al dettaglio “d’ufficio” ammirevole. D’altra parte però il film è talmente preso da questo lato che non si preoccupa mai di dare allo spettatore gli strumenti per dare valore a quello che vede. Perché il protagonista agisce in un certo modo? Che valore ha il suo cambiamento?
In questo senso, l’ostacolo più grande è proprio il personaggio protagonista, la cui parabola criminale sembra motivata soltanto da una generica smania di potere, ma che non trova riscontro o maggiore spiegazione nella sua vita privata, dipinta come un generico disagio (è divorziato dalla moglie, ha una figlia con problemi di salute che non lo sopporta). Renzo è forse, in fondo, un uomo buono? Oppure è, e sarà sempre, semplicemente avido? Il punto non è chiaro, e non c’è nessun elemento di fascinazione che faccia andare lo spettatore oltre la superficie, oltre il personaggio bidimensionale che, purtroppo, nemmeno l’interpretazione di Massimo Popolizio ha saputo arricchire in qualche modo.
Cosa ne dite della nostra recensione di Governance? Scrivetelo nei commenti dopo aver visto il film!
Vi ricordiamo che BadTaste è anche su Twitch!