Hannibal 2x01: Kaiseki, La recensione
La prima puntata della nuova stagione conferma quanto di buono visto nei precedenti episodi, centrando il fuoco sulla psicologia dei personaggi più che sul plot investigativo
Se possibile, il primo episodio (il cui titolo, Kaiseki, fa parte di una lunga serie di piatti giapponesi che daranno nome a ciascuna puntata) conferma quanto di buono abbiamo già visto, introducendo subito, attraverso un'animatissima scena di flash-forward, un eccellente elemento di tensione drammatica. L'esito finale della lotta tra Hannibal e il suo impensabile avversario resta sospeso, e l'epilogo della scena è rimandato a data da destinarsi. Una cosa è certa, tuttavia: la curiosità di sapere come si arriverà a quella mirabolante lotta cresce a dismisura, man mano che seguiamo l'evolversi di quel "dodici settimane prima", che nulla fa presagire del conflitto violentissimo della prima sequenza.
Ritroviamo quindi l'ottimo Hugh Dancy, alias Will Graham, sensibile investigatore dell'FBI improvvisamente passato, dopo una prima stagione nelle vesti di (seppur fragile) paladino della legge, "dall'altra parte" delle sbarre carcerarie. L'avevamo lasciato ingiustamente incolpato dell'assassinio di Abigail Hobbs, grazie a un'attenta pianificazione da parte del suo amico Hannibal Lecter (pianificazione di cui, in questa puntata, verrà svelato qualche dettaglio in più); lo vediamo adesso in un ospedale psichiatrico, in uno stato mentale precario ma certo meno confusionale di quanto lasciasse presagire la conclusione della passata stagione.
Torna Lawrence Fishburne nel ruolo di Jack Crawford, agente speciale dell'FBI che aveva coinvolto Will nelle indagini rivelatesi, in seguito, la sua rovina. Al suo fianco, ancora una volta, il personaggio di Alana Bloom (che ha il bel volto di Caroline Dhavernas), psichiatra ancora titubante riguardo la colpevolezza di Will (da cui è reciprocamente attratta), e che in questa prima puntata tenta di aiutare il giovane incriminato a scavare nella propria memoria, alla ricerca dei delitti che avrebbe commesso in preda alla follia.
L'unica nuova entrata nel cast è Cynthia Nixon, impegnata negli austeri panni di Kade Prurnell, superiore di Crawford che indaga sugli errori di valutazione compiuti da quest'ultimo, colpevole di aver ignorato i consigli di Alana, che aveva ravvisato i primi segnali di squilibrio nella mente di Will.

Già, perché Hannibal è un cuoco formidabile, ma tenta di sublimare con la sua gastronomia raffinata due istinti ferini che lo perseguitano: uccidere e mangiare. È un animale, ed è più che comprensibile che questa belva spietata entri in crisi proprio di fronte al sentimento meno animale di tutti: l'amicizia. Si potrebbe dire che la parabola del dottor Lecter di Fuller, estrapolata dal contesto orrorifico e investigativo, sia quasi quella dell'uomo che si evolve andando incontro al suo destino di aristotelico "animale sociale": e benché la redenzione per un personaggio così colposamente grondante sangue sia quantomeno improbabile nell'ottica televisiva, tocca ricordare che, al di là delle critiche ricevute per questo o quel motivo, la prima stagione di Hannibal ha dimostrato un coraggio visuale inedito, a cui potrebbe far seguito un'altrettanto inedita spregiudicatezza morale.
Detto ciò, è ancora presto per capire quale sarà il futuro dello psichiatra cannibale e del suo (ex) amico attualmente sotto accusa: e non serve a molto cercare appigli nella continuità del canone originario, essendo la serie una sorta di reboot che già si è presa molte libertà nei confronti dei romanzi di Thomas Harris. Ciò che è chiaro, è che la resa dei conti tra i due protagonisti è semplicemente posticipata, e deflagrerà con una violenza che, prevediamo con cognizione di causa, sarà devastante.