Hellions #1, la recensione
Per una serie che parla di soggetti estremi e di regole da violare, l’esordio è sì piacevole ma non coraggiosissimo

Dopo che House of X e Powers of X hanno posto le fondamenta del nuovo mondo mutante, Dawn of X ha costruito su quelle fondamenta un edificio ampio e variegato, lanciando una numerosa serie di titoli dedicati a vari temi, gruppi e personaggi. L’ultima arrivata è Hellions, realizzata dal team creativo composto da Zeb Wells e Stephen Segovia, con premesse sono ambiziose e interessanti. La pubblicazione vuole esplorare il lato oscuro di Krakoa, radunando nell’omonima squadra gli elementi più compromessi e meno controllabili, i soggetti indesiderati della società utopistica per tentare di integrarli, o quantomeno di renderli “produttivi” nella società utopistica dell'Homo Superior.
In sé, la premessa è meno originale di quanto voglia apparire: sia l’Universo Marvel che il resto del fumetto supereroistico sono costellati di criminali convinti o obbligati a servire il governo di turno, dai Thunderbolts alla Suicide Squad della DC Comics alla H.A.R.D. Corps di casa Valiant. Lo stesso sottobosco mutante ha vari precedenti in tal senso, su tutti la Freedom Force di Mystica, vecchia incarnazione della Confraternita dei Mutanti Malvagi portata sotto l’egida del governo statunitense.
Si ha la sensazione di procedere con il freno a mano tirato anche nella presentazione dei protagonisti, le cui scene introduttive fanno poco per presentarceli sotto una luce alternativa o più approfondita, e si limitano a ribadire ciò che di loro si sa già: Empath è cinico e manipolatore; Scalphunter è taciturno e solitario; Tata e il Creatore di Orfani sono creepy e un po’ pazzi; Wild Child è animalesco e incontrollabile. In realtà l’assortimento è ottimo e le premesse per interazioni e sviluppi inquietanti ci sono, ma almeno per il momento ci si limita a ribadire l’ovvio: frutto probabilmente della necessità del numero #1 di fare da entry point per i nuovi lettori, ma che poteva comunque regalare qualcosa in più in termini di originalità e approfondimento.
"Per una serie che parla di soggetti estremi e di regole da violare, l’esordio è sì piacevole ma non coraggiosissimo."Perfino la scelta di includere nel gruppo Havok e Psylocke, che criminali non sono (più), ha un vago sentore di poco coraggio: meglio sarebbe stato forse lanciare una squadra interamente composta da criminali, ma se all’interno della narrativa la motivazione è data dal poco controllo dimostrato da Havok nelle storie successive ad AXIS e dalla necessità di avere una “sentinella” fidata all’interno del gruppo, l’occhio del lettore più smaliziato potrebbe vedere in questa scelta la necessità di includere “qualche X-Man” per non deviare troppo dal filone mainstream.
Sia l’uno che l’altro problema possono essere facilmente risolti (ce lo auguriamo) nei prossimi appuntamenti. Come già avvenuto in altre occasioni, giudicare una serie dal suo numero #1 è un po’ come giudicare un libro dalla copertina. Per contro, proprio in virtù di questa tendenza, sarebbe opportuno che la copertina risultasse più accattivante che mai, mentre il primo numero di Hellions sembra assemblato troppo by the book, secondo canoni preesistenti. Serviranno i capitoli successivi della serie per capire se il potenziale presente nella formula di partenza sarà sviluppato appieno.
Riassumendo: per una serie che parla di soggetti estremi e di regole da violare, l’esordio è sì piacevole ma non coraggiosissimo. Per funzionare, Hellions ha bisogno di procedere con il pedale dell’acceleratore schiacciato a tavoletta, non tanto in termini di azione e di combattimento, ma di interazioni, colpi di scena e momenti forti. Forse sarebbe più appropriato definire questo un “numero #0”, un preludio alla serie vera e propria, in attesa di vedere se e quando il tutto spiccherà il volo.


