Iceman #1, la recensione
Abbiamo recensito per voi Iceman #1, albo ResurrXion scritto da Sina Grace per i disegni di Alessandro Vitti

In un ipotetico derby tra le testate di gruppo e quelle individuali appartenenti al rilancio mutante di ResurrXion, il vantaggio inizierebbe ad arridere alle seconde. Almeno finora, tra quelle corali soltanto X-Men: Gold sembra distinguersi per qualche scintilla che innalzi la serie al di sopra delle aspettative, mentre a quelle individuali, che vantavano una buona partenza con Jean Grey, si aggiunge l’inaspettata e piacevole sorpresa di Iceman.
Non aveva moltissimo materiale di qualità su cui lavorare lo sceneggiatore Sina Grace: l’Uomo Ghiaccio è sempre stato, salvo rare eccezioni, la “spalla comica” che aveva il compito di alleggerire le situazioni e le dinamiche di gruppo degli X-Men con battute e situazioni leggere. Il più grande sviluppo caratteriale degli ultimi anni si doveva a Brian Michael Bendis, che nel suo ciclo di storie sui Nuovissimi X-Men faceva affiorare l’omosessualità della versione giovanile di Bobby, costringendo anche la sua controparte adulta ad affrontare questa verità finora sottaciuta. Ed è da qui che parte la serie.
Per prima cosa, l’Uomo Ghiaccio adulto è costretto a confrontarsi quotidianamente con il suo alter-ego giovanile, che a quanto pare, pur avendo la metà dei suoi anni, ha imparato a vivere con molta più accettazione e disinvoltura la sua omosessualità di quanto non faccia il Bobby adulto, che invece muove molto timidamente i suoi primi passi su questo percorso affidandosi timidamente a un sito web per incontri.
La sorte rincara la dose infliggendo un duro colpo sul fronte familiare, facendo accorrere Bobby all’ospedale per un infarto che ha rischiato di stroncare suo padre. L’uomo sembra essere fuori pericolo, ma è l’occasione per mettere il protagonista di fronte a un tema molto doloroso quale il rischio della perdita dei propri cari e per riaprire e approfondire il rapporto di Bobby Drake con la sua famiglia.
Ora le cose sono più realistiche, e anche se i rapporti sembrano comunque rimasti lontani (i contatti sono talmente sporadici che Bobby non sa nemmeno che la sua famiglia abbia cambiato casa), i due genitori sembrano ora avere accettato, anche se senza troppo entusiasmo, il ruolo di supereroe e di mutante di Bobby, e i rapporti sono molto più realistici e verosimili, vicini a quello che ci si aspetterebbe da una famiglia reale e comunque basata su valori positivi.
Insomma, come si diceva in apertura, Bobby Drake ha ben poco da ridere: quindi improvvisamente assume una dimensione stoica e quasi eroica il suo voler continuare a mantenere il buonumore e l’ironia nonostante una vita che sembra girare inesorabilmente per il verso sbagliato, e così lo sceneggiatore compie un piccolo miracolo, trasformando quella che poteva sembrare la superficialità o la mancanza di profondità di un personaggio in una reazione, o per voler usare un termine psicologico più tecnico, una “compartimentalizzazione” dei suoi problemi che ci mostra improvvisamente un Uomo Ghiaccio più vulnerabile, ma sicuramente più sfaccettato e profondo.
In tutto questo sembra - anzi, sicuramente è - una parentesi di importanza limitata l’imprescindibile scena d’azione che spezza il ritmo a metà della storia e che vede Bobby affrontare uno dei Purificatori fare irruzione nell’ospedale dove è ricoverato il padre. Siamo pur sempre nell’Universo Marvel, e le vicende personali sono legate a doppio filo alla dimensione supereroistica, ma una volta tanto è piacevole vedere che la seconda funge da supporto e da scenario di sottofondo per le prime, e non viceversa.
Per prudenza sarà lecito presumere che negli sviluppi futuri della serie l’aspetto supereroistico sia destinato ad avere spazi anche maggiori, ma fintanto che la crescita del personaggio sarà gestita con la cura e l’accortezza dimostrati in questo primo numero, la tentazione di dare fiducia al team creativo è molto forte. Non ci saranno universi da salvare, cospirazioni mondiali da sventare o linee temporali da proteggere, ma il viaggio di crescita personale di Bobby Drake è decisamente partito con il piede giusto e merita di essere seguito.

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