Il regno del pianeta della scimmie, la recensione
Per una nuova serie di film sulla storia del regno delle scimmie che hanno preso possesso del pianeta ci voleva decisamente più personalità
La recensione di Il regno del pianeta delle scimmie, l'inizio di una nuova possibile saga ambientata nell'universo del reboot del film
Da quando Il pianeta delle scimmie è ripartito ha conquistato il discutibile primato di franchise con i titoli più assurdi e insignificanti. Ora Il regno del pianeta delle scimmie (frase che non vuole dire nulla, o è un pianeta o è un regno o sono più regni in un pianeta) ribalta alcuni assunti, mette scimmie contro scimmie con gli umani a fare da terzo incomodo. È una dinamica abbastanza tipica da cinema di fantascienza anni ‘70, di quelli in cui le società del futuro sono dittatoriali e molto simili a quelle del passato. Niente di nuovo, niente di originale. Ma non è quello il problema.
Il guaio di Il regno del pianeta delle scimmie è che ingrana troppo tardi e troppo poco. La prima parte del film, tutta dedicata alla nuova scimmia che è protagonista di questo film e di una possibile nuova serie, la imposta e caratterizza malissimo. Noa (con questo suo portato biblico nel nome) è un personaggio senza qualità, senza qualcosa che gli dia un po’ di tensione, non ha carattere, non ha obiettivi accattivanti. Anche il suo conflitto è abbastanza blando per un film di questo tipo, è un eroe riluttante spinto all’azione dal dover salvare i propri simili. Si ritrova leader senza averlo chiesto. Tutta l'azione in cui viene coinvolto (ben fatta, come si conviene) è spenta perché non abbiamo ragione per interessarci a lui e alle sue peripezie (anch'esse molto risapute, specialmente dopo Avatar).