In vacanza su Marte, la recensione
Pensato come un qualsiasi vecchio film di Natale, In vacanza su Marte è inevitabilmente più dimesso e senile
In un 2030 da operetta (caricaturale, da film comico ma sempre un po’ sconfortante) Marte è un luogo di vacanza dove finiranno i protagonisti ognuno con una ragione diversa: Christian De Sica per sposarsi clandestinamente (se lo facesse sulla Terra dovrebbe prima divorziare e la nuova moglie non sa della vecchia), suo figlio 20enne per inseguire un padre da sempre assente e la di lui fidanzata blogger d’assalto per fare uno scoop. Ciò che innesca la trama però è che lì su Marte, finito in un buco nero, il figlio di De Sica ne esce vecchio, cioè Massimo Boldi, così aiuterà il padre a non farsi scoprire, a sposare la sua nuova futura moglie e in questa maniera agganciare una copiosa eredità. Dall’altra parte la sottotrama vede la fidanzata blogger alle calcagna di due influencer del futuro che fanno finta di essere fidanzati, lei vuole smascherarli e così farsi notare e diventare a sua volta influencer.
Principio ammirabile con un fine discutibile: siamo tutti ad un livello basso, inutile fare quelli che aspirano a qualcosa di più, tanto vale essere onesti e non volersi migliorare.
Il trio Neri Parenti-Boldi-De Sica del resto è quello dei cinepanettoni più beceri e più estremi, quelli che più hanno caratterizzato il genere. Erano 15 anni che non giravano un film tutti e tre insieme, da Natale a Miami, la produzione che pose fine alla coppia. Da quel momento Neri Parenti ha lavorato sia con De Sica che con Boldi ma separatamente. Ora il dream team del cinema di Natale è di nuovo insieme ma il tempo è passato per tutti e le circostanze costringono In vacanza su Marte ad essere molto spostato su Christian De Sica. Nel film è lui al centro di tutto mentre gli altri personaggi come satelliti gli ruotano intorno, incluso Massimo Boldi, che una volta invece era un sole a sé attorno a cui far ruotare altri personaggi ancora.
Sarebbe comodo dire che questo è un film peggiore del solito, ma forse quella scala di valori non è la più corretta. Di certo è un film più mesto, in cui la gioia scatologica e il piacere di raccontare le tribolazioni edonistiche di un gruppo di pessimi che rendevano i precedenti film stranamente positivi, pieni di star sorridenti, rassicuranti e impermeabili ad ogni amarezza, non ci sono più, sostituiti da un cast modesto e da un generale ridimensionamento senile.