Jessica Jones 1×13, "Sorridi" [finale di stagione]: la recensione
La nostra recensione del finale di stagione di Jessica Jones, intitolato Sorridi
Recensione a cura di Raffaele Caporaso di BadComics.it
Il primo argomento di discussione è senza dubbio quello inerente ai poteri di Luke Cage: la sua pelle indistruttibile gli ha permesso di sopravvivere, e restare incolume, all’esplosione del proprio locale. Nella parte finale del dodicesimo episodio, Jessica è però stata costretta a sparargli a bruciapelo in pieno volto, poiché l’uomo stava per ucciderla, sotto il controllo mentale di Kilgrave. Il trauma, pur non incidendo in alcun modo esternamente, gli ha provocato un forte trauma cranico e la formazione di un edema. L’indistruttibilità di Luke è dunque esclusivamente limitata alla sua pelle, come dimostra il fatto che per salvargli la vita i protagonisti devono praticare un ago aspirato attraverso il nervo ottico di Cage, dunque penetrabile da un’ago di siringa. Paradossalmente, in una situazione come questa, il superpotere dell’uomo diventa anche la sua più grande debolezza, perché non permette la messa in pratica di cure invasive, come iniezioni o interventi chirurgici. In questo frangente, la trasposizione televisiva del personaggio è dunque speculare a quella a fumetti.
In questo episodio ritorna un volto noto ai fan di Daredevil: Claire Temple, interpretata da Rosario Dawson. Originariamente si pensava che questo personaggio sarebbe stato il corrispettivo dell’Infermiera di Notte dell’Universo Cinematografico/Televisivo Marvel: dato smentito dal fatto che questa sarà portata sul grande schermo prossimamente da Rachel McAdams in Doctor Strange di Scott Derrikson. Questo personaggio ha un corrispettivo preciso nell’Universo Marvel Comics, essendo stata per anni assistente di Luke Cage (con il quale ha anche avuto una lunga e tormentata relazione!), conosciuta anche lei con il “nome in codice” de l’Infermiera. Claire, che aiuta Jessica a salvare la vita a Cage, fa numerosi riferimenti al personaggio di Matt Murdock/Daredevil, che ha avuto modo di conoscere molto bene, specificando quanto anche lui sia un uomo turbato: questi cenni sono un’ulteriore conferma di quanto questi personaggi si muovano in uno scenario comune, in attesa di vederli tutti assieme (compreso Iron Fist, ancora mancante all’appello) nella miniserie Netflix The Defenders.
Di contro, Kilgrave riesce finalmente a potenziarsi al massimo, utilizzando le cellule presenti nel feto abortito dalla defunta Hope. Adesso il villain è più forte che mai e virtualmente in grado di controllare nuovamente Jessica. Una curiosità: nel momento di questa ulteriore “trasformazione” del villain la sua pelle sembra divenire viola così come il suo corrispettivo a fumetti, l’Uomo Porpora, anche se questo mutamento è momentaneo e si manifesta solo nel momento in cui l’uomo utilizza i suoi poteri al massimo.
Anche in Sorridi siamo testimoni di alcune sequenze molto graphic, cioè con contenuti decisamente forti e violenti, non adatti agli stomaci più deboli. Jessica Jones si conferma essere una serie definibile come un thriller psicologico, con elementi narrativi che attingono al noir, al giallo e all’horror (anche splatter, talvolta).
In conclusione, nella sequenza finale di questa prima stagione, osserviamo Malcolm rispondere al telefono della Alias Investigations, diventando di fatto il “segretario” di Jessica, così come la sua controparte a fumetti.
Una curiosità: la barca sulla quale Kilgrave medita la fuga si chiama Goldfish, che è anche il titolo di una delle prime opere di Brian Michael Bendis, sceneggiatore di Alias e co-creatore del personaggio di Jessica Jones.
Avete visto l’episodio? Diteci cosa ne pensate!