Joker, la recensione | Venezia 76
Duro, violento e per nulla spaventato dalla tristezza Joker è un film molto molto buono, pieno di idee, che però voleva essere straordinario
JOKER, DI TODD PHILLIPS - RECENSIONE
Presentato in Concorso alla 76esima edizione del Festival di Venezia
La scintilla è la risata di Arthur, uomo irrisolto con un problema medico, una tara mentale che lo porta a ridere in maniera incontrollata anche se non c’è niente da ridere, ha un bigliettino che mostra alle persone quando scoppia questa risata strana, inumana, in cui è tutto spiegato. Vive con la mamma, lavora come clown tra mille difficoltà e inadeguatezze in questa città cattiva in cui non c’è contatto umano, solo sopraffazione e tutti se la prendono con lui perché palesemente debole. Conduce una vita veramente triste e sola ma sogna di fare il comico nello show più seguito e per questo prepara un monologo. Sventuratamente dopo aver subito qualche attacco un collega gli venderà una pistola “così stai più sicuro”, aprendolo a nuovi orizzonti.
Il logo anni ’70 della Warner apre il film dichiarando bene che tono bisogna aspettarsi e Joker rispetta la promessa: questo è il primo film di supereroi dei fumetti a non adottare mai il linguaggio audiovisivo dei cinecomic (almeno fino a pochissimo dalla fine). Sembra altro, in parole povere, anche se cresce per tutto il tempo l’esasperazione fumettosa.
Nondimeno Joker, come si era capito, ha effettivamente una grande forza in Joaquin Phoenix (e che sorpresa che De Niro si impegni davvero come spalla!) con il quale Phillips costruisce il personaggio a partire dalla risata, uno dei suoi tratti distintivi qui magnificato e curato, il dettaglio che rivela tutto. Fa un lavoro davvero originale, ne fa la pietra angolare per costruire davanti al pubblico la maniera in cui un posto può distruggere un uomo problematico.
Questo Joker nasce piano piano guardando la televisione, è figlio in un certo senso della città e dello show business. Parte molto lontano da come lo conosciamo ma arriveremo a un certo punto a riconoscerlo e proprio in quel momento sarà evidente il buon lavoro fatto. Perché di ognuno dei noti dettagli che lo compongono possiamo vedere le cause, l’origine e il percorso da cui viene.
Senza connessioni alla trilogia del Cavaliere Oscuro di Nolan ma buono per aprire un nuovo filone, Joker è un passo in avanti per i cinecomic e una conferma che il mondo di Batman è ancora il più adatto per parlare di come le città consumino le persone.