La meravigliosa storia di Henry Sugar, la recensione | Festival di Venezia
L'apoteosi del Wes Anderson moderno arriva qui, con un corto, La meravigliosa storia di Henry Sugar tratto da Roald Dahl
La recensione di La meravigliosa storia di Henry Sugar, il corto di Wes Anderson realizzato per Netflix
È un cortometraggio di 40 minuti tratto dall’omonimo racconto di Roald Dahl, girato per Netflix, e parte con il primo narratore (Dahl stesso) all’opera, per poi proseguire con il protagonista che in un libro legge un’altra storia, il cui protagonista è un medico che narra di un suo paziente, il quale a sua volta ha un flashback da narrare. Ogni volta vediamo i tecnici che spostano le quinte per aprire a nuovi scenari, osserviamo i narratori muoversi nelle scene che raccontano e di continuo i personaggi parlano con noi, inframezzano il dialogo con notazioni letterarie (“...disse il paziente”, “...pronunciò con eccitazione…”). Tutto ad un ritmo piacevolmente elevatissimo.
Negli anni in cui i registi lottano per la pellicola, Anderson lotta per gli studi di produzione e la preservazione di un processo produttivo secolare. Se in Asteroid City la pratica non trovava riscontro nel film in sé (moscio, poco ispirato e prolisso), qua invece è un dispositivo perfetto per entrare in questo mondo di teatro delle marionette, di quinte spostate dai tecnici e attori che fanno palesemente più di un ruolo, gli uni nei racconti degli altri (sono “solo” 4 i principali: Benedict Cumberbatch, Ben Kingsley, Ralph Fiennes e Dev Patel). Altrove si direbbe che viene rotta la quarta parete, ma in realtà tutte le pareti di questa messa in scena sono mobili, rivelano altro e aprono a nuove idee. Ben Kingsley nel suo flashback si trucca da se stesso più giovane davanti a noi e così scopriamo la differenza di età (oltre a come si ringiovanivano gli attori prima del digitale) e le nuove quinte con i suoi soliti pattern hanno ognuno un set di luci abbinato. Anderson fa allo studio cinematografico quello che Brian Wilson fece allo studio di produzione musicale: lo fa suonare.
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