Luck, la recensione
Un viaggio nel mondo della fortuna e della sfortuna ricalca quello che la Pixar ha cambiato nell'animazione centrando solo i momenti cruciali
La recensione di Luck, in uscita il 5 agosto su Apple TV+
Sam è sfortunatissima, non gliene va una giusta e proprio quando ha bisogno di un po’ di fortuna per una bambina bisognosa raccoglie un penny per strada, azione che nella superstizione americana porta fortuna. Quel penny tenuto con sé cambia la sua vita e la rende fortunatissima, fino a che non lo perde e non scopre che apparteneva ad un gatto nero che parla, uno dei molti agenti del mondo della fortuna che regola l’applicazione del caso nelle vite delle persone. Sam seguirà il gatto e viaggerà con lui tra il mondo della fortuna e quello della sfortuna per recuperare quel penny.
In questo film c’è tutto quello che la Pixar ha imposto al mondo. C’è il design dei personaggi, c’è una cura pazzesca dei movimenti e della recitazione dei movimenti (quella facciale invece non è a livello dei più alti standard moderni), c’è un luogo fantastico organizzato burocraticamente come un grande ufficio o una grande azienda (visto in Inside Out o Monsters & Co.), c’è un’umana che finisce in quel regno portando scompiglio (e ci sono anche gli inservienti con le tute isolanti che prelevano gli elementi indesiderati di Monsters & Co.). Senza contare che ci sono le ispirazioni nipponiche di Lasseter, come il gatto nero parlante che ha la grazia e le movenze del gatto di Kiki, consegne a domicilio.
Come se ci fosse stata la forza per lavorare davvero solo su alcune scene, Luck è sopra la media quando si tratta di non far parlare le persone, quando inventa trovate sceniche che mettano in evidenza un mondo di sentimenti o una condizione umana, solo mettendo in scena azioni che chiunque può interpretare. Ed è sopra la media anche nell’ottimo finale, in cui tutti sembrano volersi bene realmente, come nell’animazione giapponese, e c’è l’idea di non aver evocato i soliti sentimenti che conosciamo e che tutti cercano ma la loro versione più intima e vera, prelevata dalle profondità dell’animo invece che grattata dalla superficie come fanno gli altri.