Luna nera (prima stagione): la recensione
Luna nera è un prodotto fantasy dalle premesse interessanti, ma che non riesce a tradurre le proprie ambizioni in un racconto solido
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Dopo il crime di Suburra e il teen drama di Baby, arriva il fantasy. Luna nera è la terza produzione originale di Netflix per l'Italia, e arriva sulla piattaforma con una prima stagione da sei episodi. In un contesto nostrano che raramente batte i terreni del fantastico, lo show quindi traccia un interessante legame tra il tema saliente della serie e il contesto produttivo che l'ha prodotta. Una serie realizzata principalmente da donne, che parla di donne e che trasla in chiave fantastico-medievale tematiche contemporanee. L'esperimento tuttavia è frenato dai vari limiti tecnici e da una scrittura che non riesce a condensare le singole intuizioni in un racconto serrato.
Il primo elemento che vale la pena di sottolineare è che Luna nera parla davvero di streghe. La simbologia delle donne "streghe" storicamente perseguitate qui davvero ci porta in un covo di donne che usano la magia. Basta questo scostamento a spostare l'asticella della serie dallo storico romanzato al fantastico, ed è sufficiente ad offrire allo show qualche freccia in più al proprio arco. Si può parlare di eletti, libri magici, poteri, figure malvagie che sono state davvero traviate dalla magia. Il tutto unito al classico viaggio di iniziazione dell'ultima arrivata che deve imparare tutto, ma che al tempo stesso potrebbe essere predestinata a grandi eventi.
Tuttavia, quanto all'esecuzione di tutto ciò, Luna nera non riesce a tradurre le proprie ambizioni in un racconto solido o centrato. Le interpretazioni non sostengono la vicenda, sono talvolta eccessivamente enfatiche, altre volte sottotono, altre ancora semplicemente poco convincenti. Ma gli stessi dialoghi, così come l'impalcatura dell'intreccio, si perdono in una vaghezza che si accontenta di accennare e procedere per canali immediatamente riconoscibili, ma che talvolta appaiono poco sinceri.