My Best Friend's Exorcism, la recensione
Il twist interessante di My Best Friend’s Exorcism non risiede di certo nella trama, ma si rivela piacevolmente nella nostalgia affettuosa per quel vecchio cinema di maniaci seriali, spiriti demoniaci e adolescenti sbruffoni.
La recensione di My Best Friend’s Exorcism, dal 30 settembre su Prime Video
Il punto di svolta che dà il via al film è il classico weekend nella casa sul lago che Abby, Gretchen e altre due amiche passano insieme, invocando con una tavola ouija la presenza di demoni circostanti. Il primo elemento interessante del film è l’incertezza sulla consistenza metafisica di quello che da lì in poi accade: Gretchen ha infatti assunto degli allucinogeni prima di fare visita alla classica casa abbandonata… quello che succede sarà quindi reale o solo pura immaginazione?
Damon Thomas risponde a questa domanda con l’arma dell’ironia, dipingendo personaggi che tra innocenti debolezze, battute cattive (è pur sempre in un ambiente scolastico) e momenti di vero e proprio horror stanno sempre in bilico, senza mai cadere, tra la simpatica macchietta e una tridimensionalità psicologica più spinta. Siamo su un terreno di divertita leggerezza, eppure la piacevolezza di My Best Friend’s Exorcism sta proprio nella sua capacità di saper sempre quanto spingersi da una parte o dall’altra.
La cosa che di più manca a My Best Friend’s Exorcism è invece la ricerca di un suo tema centrale: si parla di amicizia, di dinamiche di bullismo e di libertà sessuale, eppure alla fine dei conti nessuno di questi percorsi viene seguito fino in fondo. Non troppo male: almeno ci si diverte.
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