Papà scatenato, la recensione
Non c'è nessuna voglia di fare un film originale in Papà scatenato ma l'imprevedibile desiderio di Robert De Niro di impegnarsi cambia tutto
La recensione di Papà scatenato, il film con Robert De Niro, disponibile su Sky dall'11 dicembre
Il carattere che De Niro crea per Papà scatenato, con un gran lavoro del reparto costumi e un impegno nella minuziosa formazione di un uomo pieno di contraddizioni e dettagli, vale il film. Questo padre burbero che fa l’hair stylist come fosse una professione artistica, amato e rispettato nel suo salone ma anche quintessenza dell’immigrato con il figlio, tutto lavoro, abnegazione e risparmio, è una maschera comica efficace e piena di nuances e espressioni ricercate. È la norma. O meglio dovrebbe essere la norma ma per De Niro che sulla ripetizione dei suoi luoghi comuni attoriali ha costruito una parte della sua carriera, specialmente in film marginali, è una sorpresa.
Quella che si trova per le mani è la classica descrizione umoristica di un personaggio fatta da un stand up comedian. È Sebastian Maniscalco, protagonista del film e sceneggiatore, che mette in scena quella che sembra una parte di un suo spettacolo, una serie di racconti e caratterizzazioni, idiosincrasie e iperboli, agganciandole insieme con la scusa della permanenza di un duo povero in una casa ricca. Proprio Maniscalco è la delusione, mai efficace e mai davvero devastante come si poteva ipotizzare potesse fare uno stand up comedian, il suo sembra il ruolo della spalla che serve le battute e non quello del comico che subisce come Ben Stiller.