Quo Vadis, Aida?, la recensione | Venezia 77
Un thriller fatto di trattative, una storia vera con personaggi falsi, un dramma di guerra con una protagonista eccezionale: Quo Vadis, Aida?
E funziona.
Quo Vadis, Aida? è un thriller dal ritmo altissimo in cui un esercito impotente (i caschi blu dell’ONU) è sottomesso da uno arrogante e strafottente, in cui i cattivi è sempre molto chiaro chi siano e le sfumature sono ridotte al minimo sindacale. Il film sa benissimo con chi vuole empatizzare e sa anche molto bene chi vuole condannare senza appello. Non è un cinema di guerra equidistante ma uno che condanna gli autori del massacro utilizzando una donna estranea a tutto, che si confronta con un esercito di uomini che non la aiutano e che ha come fine solo la salvezza dei suoi familiari, per muoversi con lei lungo tutto il perimetro e attraverso le trattative, le uccisioni e il terrore di morire.
Ovviamente in tutto questo a trionfare è lei, Jasna Duricic, l’attrice protagonista, un motore pazzesco, tutta nervi e rabbia che sa usare la calma per ottenere i suoi obiettivi. Implora, insulta, ha parole gentili e poi interpreta, corre, nasconde, stampa e sembra non farsi fermare da niente. Per esaltarla il film decide di dare una caratterizzazione molto più molle ai 3 uomini da salvare, due figli 20enni che pare non possano prendere una decisione e un marito molto moscio e inconsistente. Ma sono i suoi uomini e in quel mondo fatto solo di maschi, in cui le donne le vediamo tra i prigionieri, in cui i valori sbandierati sono quelli del dominio, della spacconeria, della forza bruta, Aida corre, trama, parla, mente e fa di tutto per loro.
Certo, Quo Vadis, Aida? vuole accattivarsi lo spettatore spesso con mezzucci da cinema d’olocausto (quando siamo tutti daccordo su chi sono i cattivi e ci va bene ritrarli come mostri senz’anima, anche a scapito della ragionevolezza del film), cerca a tutti i costi la lacrima quando gli serve e abusa della compassione. Ma bisogna esser ciechi per non vedere che equilibrio di sensibilità, in questo inferno di parzialità, riesca a trovare Jasna Duricic su quelle scale finali, dando senso a tutto un film.