Richard Jewell, la recensione
La quarta storia di eroi veri di Eastwood non cambia tono. Richard Jewell, prima osannato e poi perseguitato, è un film innamorato più degli americani che dell'america
Richard Jewell, di Clint Eastwood, la recensione:
Un cineasta che per una vita ha diretto e interpretato eroi, spesso non pulitissimi, alle volte non allineati, altre molto coerenti con il mondo intorno a loro, da circa 6 anni si sta dedicando a raccontare eroi veri, persone che si sono davvero trovate in situazioni pericolose e che hanno salvato vite, oppure ne hanno prese molte come richiedeva la loro missione. Gente che ha fatto il proprio dovere quando non era semplice farlo.
E le loro non sono mai belle storie. American Sniper, Sully e Ora 15:17 - Attacco Al Treno sono tutte storie di persone che cercano di sopravvivere allo statuto di eroe. E così Richard Jewell.
C’è non poco patriottismo dietro Richard Jewell, ovviamente, è un eroe dai tratti americani che l’America non riconosce. Il protocollo è sempre lo stesso: dopo l’atto eroico arrivano le lodi della gente e dei media e poi la persecuzione. Eppure in tutti questi resoconti di eroi trattati più o meno male dai media e dallo stato c’è un tale amore per "gli americani che fanno gli americani", che è la più alta forma di patriottismo. L’affetto che esce da ogni inquadratura che Eastwood dedica a questo americano piccino che vive con la madre in una piccola casetta umile e ha ambizioni umili è così onesto e sincero che davvero sembra l’unico modo accettabile di esercitare il patriottismo al cinema ed è di gran lunga la parte migliore del film, il vero fine di tutto. Non tanto raccontare un’ingiustizia e un Davide contro Golia, ma guardare da vicino l’ordinaria semplicità di americano che fa l’americano. Voler bene ai propri connazionali.
Tutti i film che raccontano personaggi molestati dallo stato o dai media tendono a dipingere in toni dorati la loro quotidianità e la loro vita domestica, lo fanno per dare più effetto poi alla molestia. Ma diamine qui c’è un amore per le piccole cose che è al tempo stesso pazzesco e mai flagrante. Come si fa, in risposta, a non voler bene a questo film dolce e duro al tempo stesso?
Certo non tutto tutto gira bene, alcuni snodi della trama sono rapidi, sempliciotti e tirati via, ma il punto non è quello. È semmai il sentimento di fiducia tradita, come una persona che si fidava così ciecamente delle istituzioni e delle forze dell’ordine venga da queste fregato continuamente. Lo snodo che il film ripete più volte, su cui insiste e passa di continuo è infatti come Richard Jewell in diverse occasioni abbia aiutato l’FBI ad incastrarlo perché li rispettava e non pensava potessero essere malintenzionati.
E certo, il finale cerca la lacrima facendo anche commuovere a bella posta il protagonista con smaccata ruffianeria.