Romulus 2, la recensione di tutta la stagione
La realizzazione dell'idea di epica che era già in Il primo re e in Romulus 2 qui è produttivamente e narrativamente compiuta
Romulus 2, la recensione di tutta la stagione, in uscita su Sky e in streaming su NOW
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Attacca in una specie di proto-Colosseo, cioè attacca con la celebrazione dello spettacolo dentro lo spettacolo. E lì in quello spettacolo da tempi antichi viene annunciato il tramonto di un secolo di guerra e il sorgere del sole della giustizia. Gli eventi della stagione diranno il contrario, è venuto infatti il momento della guerra più grande di tutte. Tutte le 8 puntate narrano dello scontro con i sabini, popolazione limitrofa di costumi diversi, scontro da cui si completa la creazione di Roma. E questo sarà vero anche se, con gran gusto e sorpresa, nella prima puntata la origin story della città è raccontata in flashback. Roma, o meglio Rumia come la chiamano loro, è stata fondata tra la fine della prima stagione e l’inizio di questa seconda e con una trovata totalmente anticlimatica ce lo siamo persi.
Come se non contasse granchè siamo subito portati altrove, nel regno dei sabini dove domina un tiranno che è figlio di Dio, un ragazzo giovanissimo caratterizzato da atteggiamento pansessuale, leader di una popolazione con un legame alla mistica superiore a quelli di Rumia. Qui si inizia a capire che Romulus 2 fa proprio tutto un altro lavoro sulla caratterizzazione. Vuol dire maschere, pettinature, costumi, ambienti, colori, atteggiamenti e toni variegati e molto più azzeccati per raccontare prima di tutto visivamente questi personaggi e il loro mondo di violenza efferata (finalmente un po’ di arti mozzati trattati senza rispetto in una produzione italiana!).
Questa versione più strutturata di Romulus non è solo una serie tv più compiuta e narrativamente compatta, è anche un pezzo di cinema migliore che mette in relazione molto meglio ciò che è scritto con ciò che si vede, che usa scenari diversi e le immagini per completare ciò che dicono le parole. Alla fotografia sono sempre Vladan Radovich e Giuseppe Maio ma sembra che il passo sia completamente diverso, c’è un’altra inventiva, un’altra voglia di far parlare le immagini e un altro modo proprio di concepire le singole scene a partire dai corpi, dai volti e dal rapporto con i paesaggi. Tutto è usato per far penetrare il trascendentale in questo che doveva invece essere il racconto realistico. La seconda stagione è infatti molto più permeata della prima di premonizioni, mistica, apparizioni, visioni, morti e resurrezioni. E questo è utilissimo ad una delle dinamiche più coinvolgenti della serie, il rapporto tra progresso e regresso.
Rumia è la città progressista mentre i sabini sono quelli antichi, attacchi a culti che limitano la libertà, hanno un re vecchio stampo, che sì crede un Dio mentre Rumia vuole un duopolio difficile da accettare al di fuori. La cosa è interessante perché una volta giudicavamo i regni di finzione più sessualmente spregiudicati come metafora dei regimi più moderni, ora invece questo luogo in cui il sesso è ovunque ed è parte importante anche di come il regnante si propone, è un posto in cui le persone sono vincolate e bloccate in certi ruoli. Solo a Rumia si può essere davvero liberi, anche se sembrano tutti casa e chiesa (e spada). La libertà sessuale come la intendono i sabini ha sempre uno strano sapere di posizionamento delle donne e dominio degli uomini.