Runaways vol. 3: Ciò che è stato, la recensione
Continua inarrestabile il revival dei Runaways, la prima storia davvero convincente dai tempi della loro serie originale
Fumettallaro dalla nascita, ha perso i capelli ma non la voglia di leggere storie che lo emozionino.

Non sono poi molti i fumetti di super eroi attualmente pubblicati in grado di risultare realmente appassionanti una volta superata la dozzina di uscite. Il revival di Runaways firmato da Rainbow Rowell e Kris Anka è senza dubbio uno di questi.
Con l’esplosivo volume d’esordio, Tornare a casa, siamo entrati in sintonia con le versioni "aggiornate" di Gertrude, Chase, Molly, Nico, Victor Mancha, Karolina e del dinosauro Vecchi Merletti, esplorando i dubbi, le ansie e i pensieri più intimi di questo manipolo di ragazzi segnati dalle rispettive vicende familiari.
Proprio dal passato fa ritorno una minaccia che potrebbe cancellare la razza umana: i Gibborim - o meglio, i figli delle divinità che i lettori della serie originale ben conoscono - giunti a reclamare il pianeta tramite Orgoglio, la cabala criminale al loro servizio composta dai genitori dei protagonisti.
Dalle prime battute risulta chiaro lungo quali binari la Rowell intende condurre questo terzo arco narrativo di Runaways, edito da Panini Marvel Italia nel volume Ciò che è stato: da un lato esasperare i problemi dei protagonisti, alle prese con una minaccia di livello cosmico; dall’altro continuare a studiare le interazioni tra loro, sviluppando rapporti di amicizia (Chase e Molly) e amorosi (Gert e Victor, Karolina e Nico) per poi sconvolgere il tutto con la rentrée di Alex e vedere chi o cosa resterà in piedi.
"Si tratta del primo ciclo di storie dedicato a questi personaggi davvero convincente dai tempi del glorioso titolo originale."Se la storia portante scorre impetuosa, raggiungendo l’apice con un colpo di scena di grande rilevanza, tante piccole sottotrame (la ricerca di un corpo per Victor, la genesi e l’evoluzione dei poteri magici di Nico, la conflittualità tra Alex e Chase) vengono portate avanti in parallelo, arricchendo lo spettro emozionale della lettura. Complice la sua formazione di scrittrice di romanzi Young Adult, la Rowell è perfetta nel caratterizzare i Runaways, portando avanti una crescita personale coerente (e spesso dolorosa) per ognuno di loro.
Giunta al terzo volume, dunque, la più recente iterazione di Runaways risulta un lavoro curato, ben pensato e strutturato a dovere. A conti fatti, si tratta del primo ciclo di storie dedicato a questi personaggi davvero convincente dai tempi del glorioso titolo originale, nonché uno dei pochi revival in generale a funzionare fino in fondo, di questi tempi. Scusate se è poco.
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