S.W.O.R.D. #1, la recensione
Il primo numero di S.W.O.R.D. è una lussuosa carrellata di presentazione che fa sì il suo dovere, ma rimanda il decollo vero e proprio al prosieguo della storia
È proprio all’insegna di questa evoluzione e di questa campagna di conquista che va letto il lancio della nuova testata sceneggiata da Al Ewing e disegnata dal nostro Valerio Schiti. Krakoa è una nazione a tutti gli effetti, anzi, una super potenza, e come tale ha sviluppato o svilupperà tutte le strutture e le risorse che una grande potenza deve avere. Tra queste non può mancare un “programma spaziale” degno di questo nome, tanto più che il resto dello spazio e le razze che lo popolano sono una realtà tangibile e imprescindibile nell’Universo Marvel. E così, i mutanti non si accontentano di avere acquisito una posizione predominante sulla Terra e ora puntano alle stelle.
A livello editoriale è un tassello pressoché fondamentale, volto a recuperare tutta la componente spaziale e cosmica che le vicende terrestri di Dawn of X avevano finora messo in secondo piano ma che da sempre (si pensi a Lilandra e agli Shi’ar, alla Covata e alla stessa saga di Fenice) sono impressi nel D.N.A. delle avventure degli X-Men.
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"Una lussuosa carrellata di presentazione che fa il suo dovere, ma rimanda il decollo vero e proprio ai numeri successivi"Curioso e significativo il fatto che il “tour guidato” delle attività e del personale della stazione sia riferito al lettore dal punto di vista di Magneto, giunto sulla stazione per fungere da rappresentante krakoano e supervisore delle attività; Soprattutto perché in mezzo alla sarabanda di iper-tecnologie e di personale che a modo suo già sembra un po’ alieno o comunque distaccato dal resto del mondo, Magnus si rivela l’elemento più umano e correlabile della storia. È un Magneto solare e sereno quello che vediamo in questo primo numero di S.W.O.R.D., e che notiamo in più occasioni sorridere e stupirsi nella sequenza di incontri a cui partecipa.
È vero che la fondazione di Krakoa ha in sé automaticamente smorzato quelli che erano i lati più oscuri di Erik Lehnsherr, donandogli quello che ha lottato tutta la vita per costruire e che è lecito aspettarsi una figura meno conflittuale; Nondimeno, se come sembra, questa serie ci offrirà un Magneto “umano” come punto di riferimento principale di identificazione, già questo varrà da solo il prezzo di copertina.

Lo spazio tiranno non consente di approfondire analogamente gli altri membri del gruppo, tra cui probabilmente quelli di maggior spicco sono l’adolescente Cable, capo della sicurezza, e il “finanziatore” Cortez, da sempre figura discutibile e spregevole nel sottobosco mutante, che dovrebbe quantomeno contribuire a movimentare le acque in quella che altrimenti appare un’organizzazione irreggimentata e che lascerebbe poco spazio a dinamiche conflittuali e contrasti tra personaggi.
Se sul fronte della storia abbiamo una lussuosa carrellata di presentazione che fa il suo dovere, ma rimanda il decollo vero e proprio ai numeri successivi, convince fin da subito invece la prova di Valerio Schiti, che dopo Empyre sta diventando il nume tutelare artistico degli eventi spaziali di casa Marvel. La resa degli ambienti grandiosi, iper-tecnologici e di ampio respiro della stazione spaziale hanno un taglio cinematografico che trascina il lettore all’interno dell’ambientazione e imprime il dovuto sense of wonder all’incipit della storia.
Riassumendo: buona partenza che mette in primo piano l’ambientazione e la figura di Magneto, sebbene dica ancora poco sul resto del cast e sulla trama portante, ma ha dalla sua una resa visiva affascinante e d’impatto. Ewing dovrà faticare per caratterizzare al meglio un gruppo di personaggi che, ad eccezione di Magneto e Cable, è costituito da comprimari con poco seguito e poco background alle spalle, ma la cugina Hellions dimostra che questo può essere uno spunto anziché un handicap. La speranza è che il team creativo di S.W.O.R.D. sappia sfruttare al meglio questa opportunità.
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