Sansone, la recensione
Un ponte tra America e Cina ha preso la spirale di decisioni, budget e commissioni più sbagliata e adesso Sansone sembra realizzato nel 1992
Da dove viene questo nuovo film su Sansone?
Il personaggio più volte trasposto in serie animate e anche film dal vero (+ CGI) è adesso vittima di un ennesimo adattamento co-prodotto con una società cinese, la One Cool Entertainment, che sembra avere avuto la meglio nel processo creativo. Nominalmente film americano, formalmente canadese nella creatività, praticamente è un’operazione di bassa lega con un occhio alla Cina per tematiche e mancanza d’impegno. C’è davvero da chiedersi che budget richieda, nel 2022, una simile animazione che non fa invidia ai peggiori cartoni in computer grafica degli anni ‘90, quando potenza di calcolo e software di cell shading erano indietro anni luce rispetto ad oggi.
Del resto la forma inaccettabile fa scopa con una scrittura a dir poco approssimativa che come al solito mette l’alano in condizione di distruggere e creare problemi alla propria famiglia, anche e soprattutto in occasioni ufficiali, gare e addestramenti utili a renderlo più docile e gestibile. La dinamica comica del personaggio, fin dai fumetti, del resto è quella, ma ciò che questo film aggiunge è una specie di etica americana del vincente e del perdente caricata al massimo, resa obiettivo di vita, allargata fino ad essere imperativo interiorizzato da chiunque. E non è difficile intravedere tra le pieghe anche temi più cari al mondo cinese, come il terrore di non emergere, l’estrema competitività di cui è permeata la società e la tragedia di affogare nella massa.
Una masterclass nel concetto di “la forma è la sostanza”.