Star Wars - L'Alba degli Jedi vol. 1: Tempesta di Forza, la recensione
L'ultima grande saga stellare Dark Horse affonda nel passato remoto della galassia: ecco la nascita dell'ordine Jedi in Star Wars - L'Alba degli Jedi
Oltre che ambiziosa a livello narrativo, L’Alba degli Jedi lo è anche a livello editoriale: prevede diversi “volumi” a fumetti che narrino le varie vicende della saga, ognuno dei quali corrisponde all’incirca a quella che è la classica miniserie di 5 o 6 numeri tipicamente adottata dalla Dark Horse per le sue produzioni stellari. Insomma, un progetto titanico, forse il più grande mai tentato dalla casa editrice dell’Oregon a fianco del ciclo di Tales of the Jedi, che non a caso può considerarsi il padre e l’ispiratore di questa nuova avventura.
Il volume proposto da Panini Comics, il primo della serie, si intitola Tempesta della Forza, e pone di fatto le basi per quella che sarà la saga vera e propria. Ostrander si addentra, ma non troppo, sulla preistoria dei Jedi, ipotizzando quella che potremmo definire l’equivalente delle nostre “teorie extraterrestri” sull’origine della civiltà umana: presume che in tutta la galassia, a intervalli irregolari, sui vari pianeti compaiano delle misteriose astronavi che lanciano attraverso la Forza un richiamo che solo alcuni abitanti possono udire. Quegli abitanti, chiamati a salire a bordo, vengono condotti sul pianeta Tython, vero e proprio fulcro di origine della Forza, un mondo dove gli elementi naturali e il pianeta stesso vibrano e rispondono in sintonia con coloro che lo popolano. Quaggiù, i “prescelti” dalle astronavi misteriose fondano una civiltà interraziale separata dalle altre e incentrata sullo studio e sull’armonia del pianeta stesso.
La differenza essenziale con quello che sarà il futuro ordine Jedi come lo conosciamo sarà nel suo approccio alla Forza: mentre i Jedi venturi saranno votati al servizio del lato chiaro della Forza, i Je’daii del passato mirano a preservare e rispettare l’equilibrio tra luce e oscurità. A turbare questo equilibrio tuttavia giungeranno i rakata dell’Impero Infinito: antesignano dell’Impero Galattico che conosciamo, è anch’esso un consorzio con mire dittatoriali ed espansionistiche, ma ben più feroce e crudele della dittatura che Palpatine instaurerà millenni più tardi: basato sullo schiavismo e sui condizionamenti mentali, come i barbari dei tempi antichi avanza massacrando, distruggendo e divorando (letteralmente) gli sconfitti in battaglia, e fa un uso smodato del lato oscuro della Forza, specialmente grazie ai suoi segugi, schiavi decerebrati in grado di “percepire” dove si annidano nuove forme di vita nel vuoto dello spazio e di guidare i loro padroni fino a quei mondi.
Ostrander centra soprattutto un obiettivo, vale a dire quello di “personalizzare” le vicende di un’epoca attraverso gli atti e i punti di vista di alcuni protagonisti. Così come Luke, Han, Leia e Vader faranno la storia della loro epoca, anche in questo caso risulta subito chiaro che a segnare le sorti della galassia sarà un gruppo di giovani guerrieri di entrambe le fazioni, tutti ottimamente delineati e caratterizzati. Per Tython abbiamo tre giovani Je’daii, la pragmatica e severa Shae Koda, la signorile e altezzosa Tasha e il prestante e irruento Sek’nos Rath di Tython. Si incontreranno con la prima avanguardia dell’Impero Infinito, il segugio Xesh, cresciuto e plagiato secondo le crudeli dottrine dei Rakata, e che ora scopre improvvisamente che esistono vie alternative alla vita di sangue e morte che ha sempre conosciuto.
Vale la pena di aggiungere un ultimo personaggio al cast, vale a dire lo stesso Tython: Ostrander riesce anche a trasmettere bene l’idea del pianeta come una vera e propria entità vivente, che reagisce, risponde e si imbizzarrisce di fronte alle interferenze che gli scontri tra i guerrieri provocano e risponde a modo suo, tramite gli elementi, le creature e i flussi di energia che lo popolano.
Un secondo elemento da tenere d’occhio è la durata dell’opera, che richiede al lettore un impegno di attenzione e di fedeltà fuori dal comune: il primo volume, di quasi un centinaio di pagine, pone in essenza solo le basi di quello che sarà il conflitto vero e proprio, da esplorare nei volumi successivi. Di conseguenza, chi decide di addentrarsi nella lettura de L’Alba degli Jedi farà bene a farlo tenendo a mente che sarà una storia destinata a spaziare e a svilupparsi in tempi molto lunghi.
Detto questo, la lettura si rivela comunque piacevole e coinvolgente, e la chiusura di questo primo ciclo di vicende lascia i protagonisti in situazioni di cui non si vede l’ora di conoscere gli sviluppi, in puro stile L’Impero Colpisce Ancora. I lettori e i fan più appassionati, poi, non mancheranno di gustare le numerose chicche che Ostrander dissemina per la serie, citando e collegando elementi provenienti da tutto l’universo espanso. L’autore gioca con la storia dei pianeti che conosciamo (alcuni con un passato insospettabile, come Tatooine, all’epoca un pianeta... oceanico, ed altri invece il cui destino era scritto fin dall’alba dei tempi, come Byss, votato al lato oscuro della Forza e sede dell’Impero Infinito già da allora) e, proprio come le navi misteriose che danno il via alla vicenda, “preleva” qua e là dalle vicende del vecchio universo espanso elementi che poi fonde in un insieme funzionale e coeso: dalle streghe di Dathomir ai Sith di Korriban, fino alla famigerata Forgia Stellare che i giocatori del videogame Knights of the Old Republic e i lettori delle vicende di Revan conosceranno fin troppo bene.