Star Wars - Rogue One: Cassian & K-2SO Special #1, la recensione
Lo speciale che racconta il primo incontro tra due dei protagonisti di Rogue One ha ben poco di speciale
Il fatto che il destino dei protagonisti di Rogue One si compia nell’arco del film non impedisce certo all’eroica squadriglia della Ribellione di comparire in altre storie: in fondo, una volta assicurato un posto nel pantheon dei personaggi starwarsiani, l’occasione di comparire in prodotti secondari, dai romanzi ai fumetti ai giochi, è pressoché garantita.Considerata la popolarità del cast di Rogue One, non c’è da stupirsi troppo se nel calendario delle uscite della Marvel sia spuntato questo Star Wars - Rogue One: Cassian & K-2SO Special #1. Dopotutto, la strana coppia dello sfuggente agente Ribelle e del suo impietoso braccio destro meccanico era uno dei piatti forti del film e nuove avventure che li vedessero come protagonisti erano sicuramente le benvenute.
Purtroppo, giunti alla fine della lettura la storia resta impressa per la sua linearità e per la sua mancanza di momenti memorabili, occasioni di distinguersi e colpi di scena inaspettati. Difficile poter pensare a una trama più lineare: Cassian Andor viene inviato dalla Ribellione in un remoto pianeta di frontiera (l’ennesimo pianeta semidesertico simil-Tatooiniano) a recuperare informazioni criptate. Lo accompagnano due hacker aliene che comunicano empaticamente tramite ghiandole olfattive, cosa che tronca alla base ogni interazione di un certo calibro con loro. Dopo avere superato le consuete “complicazioni di carattere Imperiale”, il team riesce a trafugare le informazioni richieste nascondendole nella memoria del droide K-2SO e sottoponendolo a una parziale riprogrammazione che gli permetterà di accompagnare l’agente durante la sua fuga dal pianeta.
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I disegni di Blanco sono ambivalenti: l’artista opta per una rappresentazione molto stilizzata dei protagonisti e degli umani in generale, al punto di emulare i tratti e le semplificazioni dei prodotti di animazione, effetto che a volte mal si concilia con il sense of wonder e l’esotismo che Star Wars dovrebbe ispirare; componenti che invece sono resi meglio nelle scene d’insieme, nelle sequenze di combattimento e nelle panoramiche dell’incrociatore attraccato e dell’avamposto Imperiale; anche se, come si accennava più sopra, un pizzico di originalità in più nell’immaginare uno scenario dove ambientare l’avventura non avrebbe guastato.
Non è tutto da buttar via nello speciale Cassian & K-2SO: quando la riprogrammazione del droide entra in funzione e K-2 diventa simile al droide che conosciamo nel film, le scene salgono almeno un pochino di quota regalandoci qualche commento e qualche scambio tra i due simili a quelli che abbiamo visto sul grande schermo, e una scintilla di magia si riaccende, ma è troppo poco e troppo tardi per una storia che a lettura finita non aggiunge altro a quello che già preannunciava nelle premesse.