Sto pensando di finirla qui, la recensione
Un viaggio incredibile all'interno dei rimpianti e dei desideri di mille vite mai vissute (forse). Sto pensando di finirla qui è un horror dei sentimenti
Lì in casa c’è una misteriosa porta dello scantinato piena di graffi, ci sono dei genitori preoccupanti e un cane la cui esistenza pareva una chiara bugia e che invece poi si materializza. Tutto fa pensare a una trama di tensione e paura, ma lo scantinato sarà per questo film quel che la scatolina blu è per Mulholland Drive, il punto in cui il film si ribalta definitivamente e inizia un altro viaggio, più denso. Un viaggio in un film dalle ambizioni eccezionali e dalla natura complessa e appagante.
Nonostante gli ambienti prendano il riflettore Kaufman lavora tantissimo sugli attori. Toni Collette e David Thewlis sono i più evidentemente caricati ma più il film avanza più capiamo che la prestazione pazzesca è quella di Jesse Plemons (se solo si potessero acquistare le azioni degli attori ci sarebbe stato da svenarsi su di lui dopo Game Night) e accanto a lui quella di Jessie Buckley, la vera rivelazione. Perchè se di Plemons sappiamo quanto sia bravo e parco, grandissimo nel fare poco per dire tanto, lei porta con sé una bellezza e una capacità attrattiva fuori dai canoni usuali che è funzionale a ciò che deve rappresentare, un’attrazione costruita da espressioni decisive e non dai semplici tratti somatici che possiede. Terribile pensare che si è rischiato che al suo posto ci fosse Brie Larson.

Sarebbe inutile, oltre che molto complicato dire di più di quel che avviene, il viaggio non è lineare sebbene ci siano diversi indizi sulla natura stralunata di quel che vediamo. Nelle lunghe conversazioni tra i due protagonisti, divagazioni e speculazioni filosofiche, ci sono infatti riferimenti che poi troviamo nella stanza di Jake (il più clamoroso è un pezzo di una recensione di Una moglie di Cassavetes di Pauline Kael che viene quasi recitata in un dialogo solo poco dopo che abbiamo visto un libro di recensioni di Pauline Kael nella stanza). Chi sono questi personaggi, sono veri? Sono proiezioni? Sono un sogno? E di chi? Sono una fantasia mai accaduta di qualcosa che è andato diversamente (che poi era il tema di Se mi lasci… Ti cancello, gli incontri casuali che possono portare a diversi esiti o paradossalmente sempre allo stesso)?
Ognuno risponderà come ritiene, non è cruciale (per appassionati di intrecci nel libro di Iain Reid da cui è tratto il film c’è un finale diverso che chiarisce meglio). A rendere unico e così penetrante Sto pensando di finirla qui è altro, è la strana forma di malinconia per una vita intera che sa comunicare senza esserne pervaso. È un film capace di portare se stesso ad un apice tale che l'inserto di un balletto (la più classica delle astrazioni) non solo commuove, ma risulta come l'unica maniera possibile di illustrare lo strazio nel capire come una vita, la vera, distrugga le altre possibili vite ideali e migliori che potevano avvenire.