TFF 35 - La Cordillera, la recensione
Sulle Ande si tiene il summit più importante della storia del Sudamerica e La Cordillera vuole raccontare come pubblico e privato siano inscindibili
Il cuore di La Cordillera è il summit cui partecipano i presidenti di tutti gli stati del Sudamerica, l’obiettivo è decidere la formazione di un’associazione tra nazioni per gestire il petrolio di quella parte di pianeta. Diventerebbe una delle più potenti al mondo anche se sarebbe quasi tutta nelle mani del Brasile. Il primo ministro argentino (un’impeccabile Ricardo Darin, c’è film sudamericano di livello in cui non compare? C’è film in cui compare che non diventi di livello?), eletto con lo slogan “Uno come voi”, è considerato un pupazzo nelle mani del suo staff, ha in mente di votare con il Brasile perché crede che la sua posizione dominante in realtà lo indebolirà, ma arrivato lì sarà attratto dalle promesse e dalle trame di Messico e (a sorpresa) Stati Uniti.
Tutto è girato come un thriller, La Cordillera ha i tempi, il senso di mistero e la colonna sonora del cinema di suspense, anche se racconta di dialoghi intrighi e di una famiglia.
Santiago Mitre ha una solidità nel dirigere e mettere in scena che si vede benissimo nelle lunghe scene dialogate durante il summit, quando riesce a rendere interessanti discorsi da politici e chiari (senza sminuirli) gli intrighi, le trame e le varie convenienze. Ma è molto meno solido quando è il momento di tirare le fila delle sue storie.
Accadono così tante cose in La Cordillera che ci sarà anche spazio per un ruolo per Christian Slater nel grande intrigo in cui ognuno, per giustificare trame e alleanze più convenienti, usa pubblicamente le motivazioni più etiche e condivisibili. Come se qualsiasi buona argomentazione non fosse vera, facciate che coprono le vere ragioni dei rifiuti o dei voti a favore.
In pratica La Cordillera riesce (anche se non a pieno) esattamente dove falliva miseramente Le Confessioni di Roberto Andò, usare la grande politica e le sue figure per una storia umana, inserendo una carta matta (lì il monaco, qui una figlia impazzita) e lasciando che i princìpi debordino nella vita privata.