The Conjuring: per ordine del Diavolo, la recensione
Più avanza più The Conjuring 3 svela il fatto di essere il ponte tra l'identità che caratterizza la serie e una sua versione mainstream, buona per tutti, action
O muori da film originale o fai sequel così a lungo da diventare un film di supereroi.
Michael Chaves, regista di La Llorona (horror che è alla lontana rientra nel più ampio universo della serie), non ha assolutamente il tocco di Wan, non riesce a trovare quella dimensione visiva e quella messa in scena che tenga il film con il piede nelle due staffe cui è abituato, cioè la parte “realistica” tratta dalle vere avventure dei coniugi Warren (per come le raccontano loro) e parte romanzata, preferisce dividere il film in due in modo che nella seconda metà possa accelerare senza limiti, sconfinando in altri generi.
Purtroppo poi la sceneggiatura non è che lo aiuti molto, evitando tutti gli aspetti più complicati e correndo rapida verso l’azione.
Ad esempio, quando i coniugi devono convincere un avvocato della difesa molto scettico dell’esistenza del maligno, il film risolve la dimostrazione con uno stacco di montaggio comico. Chiedono all’avvocato di venire a casa loro per una ragione che non sveleremo, e dopo lo stacco, al processo, l’avvocato ha lo sguardo allucinato da cui capiamo che ora crede. Non sappiamo cosa sia successo e cosa l’abbia convinto, ci fa ridere ma ha aggirato il problema. È una soluzione che andrebbe benissimo in una storia fasulla, anzi sarebbe un alleggerimento auspicabile, ma è ridicolo in un film che nei titoli di testa e soprattutto in quelli di coda si fa grande vanto dell’essere basato su una storia vera.
Tutto precipita definitivamente quando nella seconda parte del film entra il villain, un nemico contro cui battersi, da cercare, seguire, conoscere e poi con cui confrontarsi in uno scontro tra magia bianca e nera. Così facendo The Conjuring: per ordine del Diavolo dichiara il passaggio al mainstream. Nonostante infatti la presenza di demoni e di diversi jumpscare alla fine non è più un horror, ma a furia di sequel e slittamenti ha perso la propria identità diventando un film che vuole somigliare agli altri, cioè vuole allargare il suo pubblico facendo in modo che tutti possano riconoscere qualcosa che conoscono nelle dinamiche action che, ad oggi, pervadono tutti i grandi blockbuster.