The Morning Show 1x10 ”The Interview": la recensione
La recensione dell'episodio 1x10 di The Morning Show, finale della prma stagione della serie AppleTV+ con Jennifer Aniston e Reese Witherspoon
THE MORNING SHOW 1X10, FINALE DI STAGIONE: LA RECENSIONE
Quasi sempre ci troviamo a recensire delle serie basandoci su 3 episodi o poco più (solitamente i primi, più recentemente anche quelli in mezzo, scelti dal distributore), quelli che vengono dati in anteprima alla stampa. Lo sappiamo tutti che 3 episodi sono assolutamente insufficienti e che tutte le grandi serie non erano già grandi nelle prime 3 puntate, né dalle prime 3 sarebbe stato possibile capire cosa raccontassero davvero né quali sarebbero stati poi i loro veri punti di forza o di debolezza. Tuttavia la consuetudine è spesso questa. Sarebbe stato un errore madornale se fosse capitato con The Morning Show, serie che nei primi 3 episodi ha puntato tutto su un atteggiamento critico verso il metoo, sull’idea di raccontare tutti i volti della rivoluzione che sta accadendo sui posti di lavoro in America e che invece ha chiuso la prima stagione su tutt’altra nota, con un colpo di teatro che costringe a rivedere molti degli intenti alla luce di nuovi fatti.
L’idea che ad un certo punto capiamo essere alla base di questo clamoroso episodio è di trascinare lo spettatore nel fuoco della battaglia, fargli vedere come qualcuno cerchi di difendere il vecchio mondo e qualcun altro cerchi di rivoluzionare l’ordine costituito facendo rispettare gli ideali che tutti quanti sbandierano, e poi dimostrare che era una contrapposizione sbagliata. La morte ricorda ai personaggi come agli spettatori che c’è qualcosa di cui non si parla mai in tutte queste storie e invece dovrebbe essere il centro di tutto, ed è il dolore.
Lungo quest’ultima puntata per l’unica volta nella serie viene affrontato il trauma di Hannah, una delle donne molestate da Mitch (con modalità invero ben più cortesi di come solitamente ci si immagina una molestia). L’evento l’abbiamo già visto nella puntata ambientata nel passato, dunque conosciamo o pensiamo di conoscere la storia. I fatti del resto ci sono stati mostrati con quanta più obiettività è possibile. Ma quando Bradley nell’andare a parlare con Hannah involontariamente la fa crollare ci accorgiamo tutti per la prima volta del dolore, delle macerie, dei traumi e della paura a cui nessuno ha dato conforto. Ancora di più ascoltando una vittima ci rendiamo conto di cosa sia accaduto e come sia possibile (in molti casi) che donne non ingenue finiscano in situazioni a rischio senza pensare immediatamente che lo siano, senza vederle arrivare. È un unico flusso di coscienza condotto a parole, quello che ci riversa addosso lo stato d’animo di Hannah prima e dopo il fattaccio, ma è la sua collocazione nella serie a dargli senso, il fatto cioè che noi tutti, come i personaggi, abbiamo pensato ad altro e affrontato la questione senza tenere conto di questo fattore per 9 puntate su 10, e che ci voglia una morte per spiegare molte cose.

Per 9 puntate The Morning Show ci ha intrattenuto con la storia della guerra interna alla redazione di una popolare trasmissione televisiva, una guerra scatenata da una denuncia per molestie, e non ci siamo mai accorti che non ci stava raccontando come stiano le vittime. La stessa cosa che nessuno si chiede quando si parla di metoo e si raccontano gli scandali. Il dibattito è catalizzato (e in un certo senso giustamente) dall’assalitore, così però non capiamo mai l’entità della ferita, la portata del trauma e le conseguenze del fatto. Così chi non è d’accordo con la furia con cui si tenta di fare giustizia delle molestie passate sorvola sull’entità del danno.
Questa puntata che aveva attaccato con uno score thriller, che aveva fatto un clamoroso recap nelle prime scene per poi buttarsi nell’arena e promettere un finale con i botti, sul più bello dribbla la soluzione attesa, finge di chiudere in anticlimax, senza il crescendo atteso, e poi (a questo punto “davvero” a sorpresa) lancia la granata finale.
Di tutta quella complessità, quelle vittime collaterali e quei rischi che ha dimostrato di aver capito bene e di conoscere bene, la serie ha scelto di non farsene nulla. La prima stagione ha sostanzialmente affermato di avere empatia e comprensione di tutte le uova che occorre rompere per fare la frittata, una ad una, di sentire i sentimenti e rispettare i loro drammi. Ma anche che alla fine la frittata va fatta.

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