Stephen Curry: Underrated, la recensione
Un ottimo uso del flashback consente a Stephen Curry: Underrated di fare un racconto più complicato di quello che gli preme
La recensione di Stephen Curry: Underrated, il documentario disponibile su AppleTv+ dal 21 luglio
Utilizzando video amatoriali domestici e poi riprese più professionali viene raccontata la prima stagione di Curry nel campionato NCAA (quello dei college, una sorta di campionato giovanile ma molto più importante di come siano i campionati giovanili da noi). Lui non è il classico predestinato e deve diventarlo. Di contro il documentario non fa un ottimo lavoro sul presente, lo schiaccia sulle riprese casalinghe e immagini generiche di una stagione che sembra non avere molto da raccontare (anche se poi alla fine tutto avrà un senso), e invece ogni volta che torna indietro e continua il racconto di quella prima stagione al college trova la maniera migliore di incrociare i veri fatti con lo svolgimento tipico del cinema di sport.
Alla fine non ne esce un vero e proprio dietro le quinte della formazione di un campione come forse vorrebbe l'autore Peter Nicks, né in fondo una vera spiegazione della maniera in cui il gioco di Curry ha influenzato e cambiato l’NBA. Solo la genesi di quel gioco, come sia nato, perché e per rispondere a quali problemi (ma soprattutto attraverso quale dedizione). Ad emergere tra le pieghe è inoltre uno sguardo non banale sulla pressione e l’abitudine alla lotta per emergere fin da giovanissimi. Non è banale il modo in cui Underrated maneggia i materiali video che ha a disposizione, facendo un grande uso dei video più amatoriali che non hanno a che vedere con lo sport ma raccontano la vita nel college di Curry, e il modo in cui li fonde poi con le immagini sportive sembrano raccontare più che altro l’età giovane a contrasto con la mentalità incrollabile. La stessa dei successi del presente. Che ancora una volta però è una delle trovate più coinvolgenti di The Last Dance.