Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash, la recensione | Locarno74
Un melodramma squisitamente popolare e un film di arti marziali serissimo fusi insieme, questo è Vengeance Is Mine, All Others Pay Cash
“Un uomo che non riesce a farselo alzare è un uomo che non teme niente” ammonisce un cartello stradale che di colpo si anima. È il primo di una serie che punteggia film con sentenze eccezionali. Ed effettivamente il protagonista è un ragazzo impotente, non riesce a farselo alzare, nemmeno quando ci prova un’esperta prostituta (cioè sua madre!). Per questo cerca la violenza, vuole menare ed essere menato, si fa dare incarichi violenti che porta a termine senza temere niente. Un giorno, in questo desiderio di emozioni forti che compensi l’impotenza, ingaggia una rissa in una cava con una donna che incaricata di proteggere il luogo. Se ne innamora. Ricambiato.
È così questo film bellissimo di Edwin tratto dal romanzo di Eka Kurniawan: capace di curare sia il melò che le arti marziali in egual misura, fatto di scoperte, gravidanze, matrimoni, vendette, riscatti, morti e anche fantasmi che compaiono. Un film tutto realizzato dal vero, anche un camion che trasporta una quantità senza senso di legna e oscilla sull’autostrada alla massima velocità è reale (e porta un’altra delle molte sentenze eccezionali: “Soli sulle strade, malvoluti a casa”).
Vengeance Is Mine, All The Others Pay Cash (ma che titolo è!?) non si pone limiti con una qualità così onesta al suo racconto che una volta tanto si accoppia anche ad un’incredibile asciuttezza appoggiata ad un cast e una messa in scena da serie B indonesiana, su cui regnano dei villain generici introdotti da uno score che sembra rubato ad una qualsiasi puntata di A-Team. Edwin sembra capace di far funzionare tutta questa materia bassa con un’armonia e una coerenza invidiabili attraverso gli anni, gli amori, l’impotenza e le botte, per estrarre.
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