Wendell & Wild, la recensione
Pieno di un'immaginazione pazzesca, colmo di idee che basterebbero per altri due film Wendell & Wild è il film più libero di Henry Selick
La recensione di Wendell & Wild, il film disponibile su Netflix dal 28 ottobre
Se probabilmente Selick non supererà mai la perfezione di Coraline e di quel tunnel-cordone ombelicale che consentiva alla protagonista di entrare in contatto con “l’altra madre” e scoprire qualcosa in più su di sé mentre il film stesso scopriva la terza dimensione allungandosi e restringendosi dentro al tunnel, Wendell & Wild si attesta certamente come la sua opera più libera e creativa. C’è tutta la concentrazione di Peele sulla politica e la sua capacità di raccontare idee e ideali non per parole ma per intrecci, unita a quella capacità che abbiamo imparato a riconoscere in Selick di credere nel potere del cinema al punto da lasciare che le parti più importanti della storia stiano nelle immagini.
Così stavolta la bambina demoniaca vive un’avventura interna ad un orfanotrofio gestito da un prete morto e resuscitato (con un trucco da maschera giapponese) con tanto di suore-minion, al soldo di uno spietato imprenditore calcato sulle fattezze di Trump. È lei ad evocare tramite un orsacchiotto che parla in latino i demoni del titolo, loro permetteranno di riportare in vita i suoi genitori ma in realtà sono a caccia di soldi per un business senza senso (una fiera della gioia, fatta da demoni!), che tuttavia impallidisce davanti alla loro occupazione precedente: impiantare capelli ad un demone gigante nelle cui narici hanno la loro abitazione. La crema con cui impiantano i capelli è anche qualcosa che assumono come una droga.
È un viaggio molto divertente, finalmente pieno di soluzioni che riempiono gli occhi e di grande audacia di scrittura, nel quale nessuno dimentica mai che il punto di tutto (specialmente nella stop motion) sono le scelte visive. Un mondo che sembra plasmato per avere la consistenza della carta infatti si specchierà alla fine in un diorama che illustra il sogno di alcuni personaggi. È la carta, cioè la maniera in cui prendiamo materiali grezzi e gli diamo una forma infondendoci il nostro pensiero (definizione che va bene anche per la stop motion) ad essere la vera materia di cui sono fatti i sogni.